La notte nell’Ilex e la sagra della mugnaia a Elice (PE)

WP_20150808_036

8 agosto 2015: per noi, La notte nell’Ilex.

Ci hanno spinto ad Elice i commenti unanimemente entusiastici degli amici di Borghi d’Abruzzo: mi aspettavo già, dunque, una rievocazione storica curata e qualche spettacolo affascinante.

Questo borgo, abbarbicato in maniera possente su una rupe che domina il panorama dall’altezza, WP_20150808_004relativamente modesta, di 259 m.s.l, è veramente un ambasciatore del medioevo ai giorni nostri, nel bene e nel male.

La strada per raggiungere Elice dal versante teramano è vergognosa: si guida zigzagando per schivare fossi, buche e smottamenti mentre una vegetazione rigogliosa pare voler contendere spazio all’asfalto.

Il panorama che si gode, però, è orridamente affascinante: ci sono i calanchi di Atri da costeggiare, superare e dominare. Quando Elice appare compatta all’orizzonte, proviamo lo stesso sollievo che vissero i viandanti medievali.

I calanchi di Atri
I calanchi di Atri

I parcheggi sono piuttosto lontani dal centro abitato: c’è una complessa gerarchia di posizionamento auto, per cui i posti più appetibili, vicino al paese, sono riservati agli autoctoni o ai previdenti che hanno prenotato, a prezzo maggiorato, sul web.

Gli stand della sagra della mugnaia, legata all’evento, attirano subito la mia attenzione. Assaggiamo un po’ di tutto: mi delude la famosa pasta alla mugnaia di Elice, fatta di fiocchi di pasta pizzicati via dall’impasto e condita con un sugo che leggende metropolitane vorrebbero di carne (nella mia porzione non ce n’era traccia alcuna). Più buona la pasta alla pecorara, insaporita con olive, melanzana e peperone. Il formaggio fritto, di matrice industriale, è gradevole, mentre la porchetta di mamma ci sembra molto buona. Si mangia un po’ precariamente, fra decine di vespe e cani invadenti.

WP_20150808_023Quando, però, depositato l’obolo di 5 euro, si comincia a salire verso il centro, l’ambientazione si fa improvvisamente curata. La sfilata delle 9 è un po’ il trailer della serata.

Compaiono tutti: il re e la regina, i trampolieri, i buffoni, i mendichi e i lebbrosi, i medici e gli appestati, donzellette che danzano e messeri che lottano.

È meraviglioso l’ineffabile moralizzatore, che interagisce con gli astanti lanciando improperi e maledizioni tutte da ridere.

Arrivati alla sommità del paese, ci accorgiamo con gioia che gli spettacolini, assai reclamizzati, che si susseguono per tutta la sera, sono solo la ciliegina di una torta adrenalinica e allegrissima, fatta di accurate ricostruzioni storiche, di antichi mestieri, di musiche medievali che riecheggiano fra le solide mura, di proposte interattive invoglianti.

Chi vuole essere protagonista può mascherarsi: i costumi non sono quelli soliti rinascimentali, in velluto, che spopolano in genere durante le sfilate abruzzesi. Sono fatti in stoffa grezza, in linea con la moda di allora, e sono disponibili davvero in tutte le fogge; alcuni acconciatori sono pronti a completare la messinscena con accessori e trucchi d’epoca.

Costumi in affitto
Costumi in affitto

Nel peregrinare senza meta fra le viuzze del paese, ci imbattiamo in diverse botteghe: ci sono l’usbergaio, addetto alle armature in ferro, che discetta eruditamente di artigianato medievale, il candeliere, che, in una stanza a cui mille candele accese fanno raggiungere temperature di fusione, racconta il suo lavoro, il falegname, la dama con l’arcolaio e molti altri, gentili con tutti, tanto dentro la parte da elargire, a chi le chiede, vere e proprie lezioni di storia medievale.

Il tempo vola e la mezzanotte scocca mentre siamo ancora in questo borgo senza tempo.

A La notte nell’Ilex seguirà la mattinata nel lettox.

Se hai gradito quel che hai letto, regalami un sorriso cliccando “mi piace” sulla mia pagina Facebook.

Per far parte anche tu dei “Borghi d’Abruzzo”, segui questo link

 

Precedente Incontro con Rosanna Lambertucci Successivo Un paese di carta di Laura Benedetti (36/2015)