La passione ribelle di Paola Mastrocola (43/2015)

WP_20150916_002La passione ribelle arde anche in me; i sentimenti di Paola Mastrocola sono anche i miei, i nostri, quando assistiamo allo sperpero di una tradizione gloriosa e millenaria, quella classica, in nome di un apprendimento efficientistico ma non efficace, quantitativo ma non qualitativo, ossessivamente verificato.

Chi ama lo studio si aggira oggi sgomento fra le aule scolastiche.

Come è possibile l’approfondimento, come la meditazione, fra calendari fitti di incontri, riunioni, interrogazioni? Come possono essere educati al ragionamento alunni che si giocano il successo formativo in un quarto d’ora di verifica, in cui ripetere come pappagalli il sunto del sunto di grandi opere così come lo presentano i manuali sempre più scarni che sostituiscono la lettura diretta dei classici.

C’era la libertà di insegnamento, una volta.

Poi un perverso desiderio di autocostrizione, scaturito in anni di riunioni inutili, ci ha spinto ad omologare i programmi, le prove di verifica, i libri di testo, occupando in burocrazia quel tempo che sarebbe stato prezioso per studiare.

E dove manca il tempo è impossibile lo studio. La scuola (scholé) è etimologicamente legata al tempo libero, che oggi, secondo Paola Mastrocola, è stato soppiantato da un “tempo-padrone”, che ha privato l’uomo del piacere della solitudine, imponendogli il sovrumano sforzo di un’interconnessione continua col mondo.

L’uomo, dunque, si esternalizza, per usare il pregnante neologismo di Michel Serres, affidando le proprie conoscenze a un supporto informatico, esterno, e non alla propria memoria, che rischia così l’atrofia; così facendo, sacrifica ogni momento libero all’interazione invadente col mondo virtuale di sms, Whatsapp, Facebook et cetera.

La passione ribelle si oppone a tutto ciò. È inattuale, antieconomica, spesso perseguitata, ma viva e vitale proprio nel momento della sua negazione. È la capacità di impegnarsi, nel senso più etimologico del termine, dando cioè in pegno il proprio tempo presente senza nessun altro fine che la ricerca di sé.

Si articola in sei diritti fondamentali, che fanno il verso ai diritti del lettore di Pennac, ma che si distinguono per una maggiore lucidità e intransigenza.

La passione ribelle è quella per il libro, che va sottolineato, studiato, vivisezionato fin quando i suoi contenuti passino per osmosi nella nostra testa e si confrontino con un bagaglio di esperienze e di studi assolutamente personale.

Laterza sceglie coerentemente per questo illuminante pamphlet di Paola Mastrocola una veste grafica accattivante: le pagine spesse, le bordature ampie, i caratteri di gran leggibilità invogliano a sottolineare, enucleare, annotare, in una parola a studiare quanto è brillantemente sostenuto, con gran proliferar di esempi, in La passione ribelle.

 

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