La pizzeria “La Cascina del Viaggiatore” di L’Aquila

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Il conto

Della pizzeria “La cascina del viaggiatore” ricorderò soprattutto l’esborso finale.

Se fossi un ministro, calmiererei i prezzi della ristorazione e assegnerei un tetto massimo di spesa in pizzeria: non più di 18 euro pro capite se la struttura non può vantare affacci spettacolari su panorami indimenticabili o posizioni strategiche al centro delle città più importanti.

Se la struttura, come in questo caso, fosse un prefabbricato in legno alla periferia di L’Aquila, considererei illegale e non solo immorale uno scontrino, come il nostro, di 60,50 euro per tre pizze, venti arrosticini, tre dolcetti, un po’ d’acqua e una bottiglia di Cocacola. Il caffè e la grappa, che sembravano offerti, sono poi comparsi a far numero nel conto salato.

Facendo la tara sul prezzo, però, devo riconoscere che il locale ha parecchi punti di forza, benché nessuno sia davvero di unicità. All’esterno, mi hanno ammaliato il pozzo luminescente e l’albero di Natale, con relativo presepe, ad illuminare l’atmosfera; all’interno mi sono piaciuti i grandi televisori incombenti sulla sala, la piccola libreria con qualche titolo di Stephen King, Danielle Steel e altri autori di evasione, due o tre quadri appesi alle pareti.

Piacevole l’accoglienza, dovuta, forse, ad un’amicizia pregressa fra il proprietario e la mia amica.

I cani di Gianfranco si stanno godendo i rimasugli delle nostre pizze: la base era deliziosa, ma il condimento era talmente intenso che dopo un po’ il sapore ci ha stancato.

Non poteva essere diversamente, data l’eccentricità delle nostre scelte: un’insolita contadina con speck, radicchio e gorgonzola per me e per il nostro amico, l’amatriciana per la mia comarella (ne ho assaggiato un bel pezzo, trovandomene pentita: la cipolla che a lei piace tanto a me, sulla pizza, dà parecchio fastidio).

Pizza del contadino, con gorgonzola, radicchio e speck
Pizza del contadino, con gorgonzola, radicchio e speck
Pizza all'amatriciana
Pizza all’amatriciana

I primi dieci arrosticini, che avevamo richiesto per sfizio, sono spariti subito, seguiti, per tacito accordo, da un’ulteriore decina soggetta alla stessa, rapida dipartita. Ci sono piaciuti, non c’è che dire, anche se la recente esperienza con quelli, deliziosi, di Arrosti bone, smorza, nel confronto, l’entusiasmo.

Dei tre dolci, il mio tiramisù era il migliore.

La torta al cioccolato, servita tiepida, piace molto al primo morso, abbastanza al secondo, poco al terzo. Il quarto non arriva perché il palato, stanco dell’eccesso di dolcezza, si ribella e si chiude.

Non pervenute le opinioni sul gelato industriale.

Note, ampiamente condivise e qui lamentate in apertura, quelle sul conto.

AMBIENTE: 6/10

CORTESIA: 7/10

QUALITA’ DEL CIBO: 6/10

GENEROSITA’ NELLE PORZIONI: 7/10

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO: 3/ 10

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