La strategia del tango di Paolo Restuccia (7/2015)

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La strategia del tango: muoversi un passo avanti e due indietro, sembrar sempre sul punto di estirpare piaghe sociali irredimibili o di conoscere misteri inconfessabili. È il movimento ondulatorio con cui, in Occidente, si gira intorno ai problemi senza mai colpirli al cuore, o almeno così allegorizzava un politico afghano riferendosi ai tentativi di esportare la democrazia nel suo Paese.

Paolo Restuccia, l’autore del caleidoscopico romanzo di cui vi parlo oggi, risemantizza l’immagine, riferendosi a quell’agire fluido che non rispetta i moti del cuore né il vaglio della ragione, ma risponde a un ritmo vitale, a una sorta di colonna sonora della nostra vita.

Solo così, come seguendo una coreografia dagli esiti inaspettati, Ettore Galimberti, un uomo che mantiene a lungo una purezza commovente in un mondo marcescente, si muove nel romanzo in maniera sorprendente per noi lettori, che lo troviamo sempre in posizioni, in luoghi, in situazioni imprevedibili, alla ricerca di senso e di verità.

Al suo fianco, vicina ma non sincrona, amante ma non ossequiente, c’è uno straordinario personaggio femminile, Giulia Too Hot Tosca, che, immagino, sconvolgerà i sogni di molti lettori se ha affascinato persino me che dovrei essere immune dalla malia dei suoi ventitré anni e della sua rabbia innocente.

E se la ritroviamo cambiata nella seconda parte del libro, con trent’anni addosso che le hanno appesantito i sogni, basterà lasciarla sincronizzare di nuovo sulla musica delle sue passioni per ritrovarla, bellissima e volitiva, a graffiare i muri e la vita della sua città.

Giulia scrive sui muri graffiti incomprensibili, assieme alla sua crew. Con poche pennellate, Paolo Restuccia tratteggia mirabilmente il fenomeno: “le superfici della città erano un brogliaccio con parole scritte in lettere contorte, come un dialogo in una lingua che escludeva tutti tranne chi scriveva. Per loro erano finiti i tempi delle scritte che volevano convincere: non c’era nessun modo di comunicare con quelli che sfilavano sui marciapiedi per gli acquisti o scorrevano seduti in macchina”.

Quegli spray colorati, quelle missioni che sembrano di guerriglia urbana e sono solo rivendicazioni identitarie dei nostri giovani, danno un tocco di colore e calore a Giulia, che resta amabile pur nella discutibilità dei suo comportamenti.

Ettore è un alpino, il primo alpino della storia letteraria del nostro Paese. Seguendolo, sfioriamo la vita in caserma, le invidie, le rivalità, ma anche gli entusiasmi, l’onestà, la passione dei suoi colleghi e dei sottoposti. Per la sua professione ha girato il mondo, ereditando da ogni caserma un proverbio regionale, un buffo termine dialettale che rendono i suoi dialoghi interiori scoppiettanti anche dal punto di vista linguistico.

Il libro è scritto dannatamente bene. L’italiano di Paolo Restuccia è una lingua musicale, in cui il significante conta almeno quanto il significato. La sua prosa ha ritmo e dà nerbo all’azione, che pure non manca.

L’autore stesso ha definito La strategia del tango un instant book al contrario: non è un libro scritto in tutta fretta per dar voce a un evento mediaticamente rilevante, ma un atto di accusa che era da poco in libreria quando i misfatti di Mafia capitale, giunti alla ribalta, ne hanno confermato le logiche e la trama.

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