La Transiberiana d’Italia

La Transiberiana d’Italia non è solo una linea ferroviaria d’antan, che attraversa valli e gole salendo, salendo, salendo fino ai 1200 metri di Pescocostanzo e anche oltre.
Non è solo un tragitto, per quanto magnifico.
E’ soprattutto un esempio rarissimo di imprenditoria virtuosa, ben calata sul territorio, ma importata da Oltralpe, dove il turismo ferroviario è cercato, curato, valorizzato.

Morte apparente…
Io c’ero quando lo Stato issò bandiera bianca e condannò all’oblio la tratta Sulmona- Carpinone.
Fu un’istigazione al suicidio.
Di di più, fu un suicidio assistito.
Prima fu tagliato il cordone ombelicale con i paesi. Arrivando in stazione, il viaggiatore era abbandonato a se stesso: non c’erano bus, navette, taxi per raggiungere la meta.

La stazione ferroviaria di Palena

Poi le poche corse furono scollate dalla vita reale, relegate ad orari improbabili che scoraggiavano i pendolari e non invogliavano i turisti.
Infine si decretò il decesso per vecchiaia di una linea antieconomica, che collegava piccoli borghi antichi tagliati fuori dal progresso e dalla modernità.

…e resurrezione della Transiberiana d’Italia
E invece, come la Bella Addormentata della fiaba, la Transiberiana d’Italia aveva solo bisogno di un principe che la amasse e la rianimasse.
Il turista ama quel che il pendolare aborre: i ritmi lenti di un viaggio perfettamente immerso nella natura, la scomodità del legno delle panche, gli spifferi alla finestra, i rumori del movimento.
Il finestrino dona quel che nessun monitor potrà mai regalare: la sensazione vivissima di esserci qui e ora, vivo come gli animali che corrono di fianco al treno, come l’eterno variare delle stagioni.

L’associazione Le Rotaie
Per questo, non si può racchiudere in un post l’emozione di un viaggio con l’associazione Le rotaie, che cura la gestione della Transiberiana d’Italia.
Posso, certo, sciorinare le tappe della mia esperienza: l’arrivo a Campo di Giove, la pausa alla stazione di Palena, in uno scenario da Far West, l’accoglienza animata, la polenta, le pizze fritte, i sapori del territorio genuinamente proposti da produttore a consumatore, la fiaccolata a Carovilli, il piccolo presepe vivente che si è animato improvvisamente al nostro arrivo, la sensazione impagabile di essere attesi e coccolati ad ogni tappa dall’intera popolazione del borgo.
Ogni viaggio, però, è una storia a sé.
Cambiano i panorami, le tappe, le esperienze.
Permane quell’idea di appartenenza, di autenticità, di unicità che sembrava relegata al passato e che rivive, pochi giorni l’anno, sui binari della Transiberiana d’Italia.

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Nella pagina “I luoghi che ho visto” troverai tutti i luoghi che ho raccontato sul blog.

Su Viaggi e viaggetti c’è l’intero itinerario in sintesi

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