L’amica geniale di Elena Ferrante (39/2015)

amica genialeFinisco L’amica geniale di Elena Ferrante rassicurata.

È solo il primo libro di una quadrilogia che leggerò, probabilmente, in rapida successione, perché Lenù e Lila mi hanno colonizzato la testa e non riesco ad abbandonarle.

È una gran fortuna aver lasciato L’amica geniale intonsa sugli scaffali della mia libreria per tanto tempo: non avrei avuto la pazienza di aspettare il seguito mentre scalpito già per immergermi di nuovo in quella Napoli degli anni Cinquanta che pullula di vita e di passioni.

Sapevo già, per averne avuto esperienza diretta con i primi tre libri di Elena Ferrante, che da certi libri fagocitanti non si esce dopo aver girato l’ultima pagina.

Anche noi lettori siamo in qualche modo protagonisti della storia in L’amica geniale. Nel rione in cui si muovono le due amiche c’è posto anche per noi. La nostra disapprovazione o la nostra simpatia sono in linea con quella degli altri abitanti.

Non so se qualcuno di noi si riconosca in Lila, l’amica che conosce il codice per decrittare il mondo e le parole per dar corpo, senso e ordine alla realtà.

Certo è che in molti abbiamo avuto una Lila nella nostra infanzia ad insegnarci la cattiveria e ad imparare l’amicizia insieme a noi. Abbiamo anche noi bambole smarrite, sfide affrontate, confidenze sussurrate, ore dilatate da chiacchiere e risate, quando al centro del nostro mondo eravamo noi, la smania di crescere, la speranza e la paura del futuro.

L’amica geniale, però, non è Lila, nonostante l’arguzia, la sagacia e la determinazione che la rendono unica; è, senza saperlo, Elena stessa, con i suoi studi al liceo e i suoi orizzonti che travalicano il regno lager del rione, perché, come dice Nino Sarratore alla fine del romanzo, “troppi cattivi romanzi cavallereschi, Lenù, fanno un don Chisciotte; ma noi, con tutto il rispetto per don Chisciotte, non abbiamo bisogno, qui a Napoli, di batterci contro i mulini a vento, è solo coraggio sprecato: ci servono persone che sanno come funzionano i mulini e li fanno funzionare”.

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