L’architettura fascista di Predappio

WP_20140715_005Quando racconto di essere stata a Predappio, si alternano due reazioni uguali e contrarie: l’improvviso irrigidimento degli antifascisti del secolo dopo e il complice ammiccare dei criptofascisti fuori tempo massimo.

Il motivo ufficiale che mi ha spinto in visita, in realtà, è stato prettamente architettonico: il piacere di passeggiare in una città ridisegnata secondo la moda degli anni Trenta. Su questo aspetto sono rimasta assai delusa, perché le geometrie dell’epoca sono talmente ripetitive che mi sono sentita riproiettata alla Villa di L’Aquila, quartiere che si è sviluppato sotto il podestà Adelchi Serena e che conserva le stesse soluzioni di Predappio: il grande viale squadrato che culmina in una chiesa (la Cristo Re aquilana è una fedele miniatura del Sant’Antonio romagnolo), i palazzi imponenti, il grigio delle case ingentilito dal verde dei giardini.

Le dolci colline dei dintorni, ambite dai cicloturisti e note per i campi ubertosi, non lascerebbero sospettare che gli abitanti del luogo non introiettano affatto la calma della natura che li circonda.

La visita è stata stupefacente proprio per la faziosità che popola quelle terre divise fra negazione del proprio passato ed esaltazione mitica del Duce e della sua politica.

Negazione, innanzitutto, che si fa omissione: non un cartello a segnalare “Villa Carpena”, l’unica casa di proprietà della famiglia Mussolini (su terreno di famiglia di Rachele). Ritrovarla nell’anonimato dei campi coltivati tutti intorno è stata fatica non lieve.

Non un cartello a guidare verso il cimitero del Paese, e, da lì, alla chiesa, al centro di un porticato. Alla destra e alla sinistra del sacro portone, si aprono le rampe che conducono al sacello dove dovrebbero riposare le spoglie di Benito Mussolini e dei suoi cari.

La tomba di MussoliniDovrebbero riposare, ma non riposano perché sono oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio da parte di irriducibili fan: i fiori sempre freschi, le lampade, le lapidi commemorative, l’eterogenea provenienza dei visitatori, molti dei quali stranieri, dimostrano, qualora ce ne fosse stato bisogno, che il fascismo parla ancora al cuore di tanta gente.

Di solito disinteressato all’arricchimento personale ed incorruttibile al punto da far internare una parente che osò chiedergli tre volte di seguito una raccomandazione perché solo una pazza poteva pensare di ottenere da lui un trattamento di favore, nel cimitero di Predappio Mussolini smentisce se stesso attribuendo alla propria famiglia la cappella gentilizia più ampia e più visibile dell’intero camposanto.

La casa de giovane Mussolini
La casa de giovane Mussolini

Per quanto famosi e potenti diventiamo, non sfuma la soggezione nei confronti di chi ci ricorda bambini: tanta strada si fa solo per poter gridare ai detrattori dell’adolescenza: “Io ce l’ho fatta”.

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