La Valle del Diavolo e il museo della geotermia a Larderello (PI)

Se Dante non fosse passato per Larderello, l’Inferno avrebbe avuto connotati diversi.
E poco importa che Larderello, allora, non esistesse, anzi, che nella Valle del Diavolo non ci fosse nulla se non il vapore sprigionatosi da terra e l’odore forte ad impestare l’aria.
Certo, gli Etruschi avevano tratto benefici termali da quel luogo insolito e selvaggio, ma il Medioevo, con il suo carico di paure e superstizioni, aveva rinnegato la lezione degli antichi e voltato le spalle a quei “lagoni” increspati e bollenti.
Bisognò aspettare i tempi della Rivoluzione Industriale per capire che da lì poteva iniziare un viaggio al centro della terra di certo benefico per l’umanità.

Lardarello nacque come villaggio di operai, impegnati nello sfruttamento delle risorse minerarie prima e poi della straordinaria energia geotermica di questo lembo di Toscana lontano da ogni via turistica.
In realtà si vede poco: l’Enel si è impossessata di tutto, ha chiuso i lagoni in grandi ciminiere, ha imprigionato i gas in una rete di tubi argentati, creando un inquietante reticolato non progettato certo secondo criteri estetici.
Lo sfruttamento intensivo della zona soddisfa le esigenze elettriche dell’intera Toscana ed ha soppiantato l’iniziale sfruttamente del boro e dei suoi derivati a fini industriali.
Per vedere lagoni e soffioni bisognerebbe arrivare ancor più giù, a Sasso Toscano, e avventurarsi a piedi nel parco delle Biancane, ma il tempo ci è doppiamente nemico.
Metereologicamente, capitiamo a Lardarello nella giornata più bigia dell’anno: strati sovrapposti di nuvole ovattano la terra e gli sbuffi delle ciminiere, pur visibili e stupefacenti per quantità e intensità, si confondono rapidamente nel cielo uggioso di gennaio.
Cronologicamente, ci aspetta un massacrante viaggio di ritorno.
Abbiamo solo il tempo di visitare il Museo della geotermia, nel palazzo de’ Larderel, unica concessione al gusto signorile in un paese dormitorio.
L’Enel non ha badato a spese: il museo è organizzato secondo i criteri più innovativi, gode di numerosi video esplicativi e di un sistema di luci che accende di volta in volta il reperto di cui si parla.
Addirittura, la sala dedicata alle dinamiche attraverso cui il gas risale dal centro della terra, tutta immersa nell’oscurità, è perimetrata da grandi specchi che creano un effetto cinematografico di tutto rispetto.
Più della parte scientifica, peraltro esposta in maniera accattivante, mi ha colpito la storia di Larderello, che è stata la prima fabbrica al mondo ad impegnare le donne e a creare quindi una comunità di residenti provvista di tutto, finanche di una banda musicale riconoscibile a distanza.
Perchè?
Ma perché a contatto con le sostanze boracifere di cui è satura l’aria l’ottone degli strumenti si opacizzava immediatamente.
Gli intrepidi musicanti di Larderello esibivano tutti strumenti neri.

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