Lazarillo de Tormes di Anonimo (6/1001)

WP_20160321_002Il Lazarillo de Tormes è un romanzo molto breve e molto intenso.
Sono solo 102 pagine nell’edizione Feltrinelli, prefazioni incluse: lo specifico per quanti, come me, si sono sempre astenuti dalla sapidissima lettura per la paura, infondata, di imbattersi in un tomone la cui lunghezza fosse proporzionale all’importanza che il libro riveste nell’ambito della storia letteraria mondiale.
Tutta sanno, infatti, che il Lazarillo è il primo romanzo spagnolo ed il capostipite della letteratura picaresca, quella che, voltando le spalle alla tradizione epica della cavalleria, lascia agire, senza alcun intento parodico, poveri diavoli che sopravvivono grazie solo all’acume e allo spirito di adattamento che li contraddistinguono.
Leggendo l’opera nella bella traduzione di Rosa Rossi si ha modo di apprezzare anche la grazia un po’ beffarda di questo povero diavolo che seduce con la sua arguzia al punto da far dimenticare che nei primi capitoli chi agisce, cercando di beffare il vecchio, saggio cieco a cui si accompagna o il padrone avido da cui scucire un po’ di cibo, è un bambinetto che dovrebbe suscitare commozione, non divertimento come invece accade.

E come si riscatta da una vita di stenti un diseredato? Oggi come allora, con un lavoro statale.
Se poi riesce a sposare, su consiglio di un prelato, una donna dal rapporto equivoco con la canonica, ben venga. La dispensa non sarà mai vuota.
L’ossessione per il cibo, infatti, è fonte di migliaia di battute: ad esempio, da che cosa il sagacissimo cieco si accorge che Lazarillo pilucca gli acini d’uva a tre a tre nonostante il patto prevedesse di alternarsi nel godere i chicchi uno per volta? “Dal fatto che io li mangiavo a due a due e tu stavi zitto”
E che cosa pensare della vedova disperata che grida dietro al feretro: “Marito e signor mio, dove ti portano? Alla casa lugubre e oscura, alla casa triste e sventurata, alla casa dove non si mangia e non si beve“? Chiaramente, che la triste processione è diretta alla casa che Lazarillo condivide con un padrone più povero di lui, forte solo di malato concetto di onore.
E non vi racconto oltre, perché il Lazarillo de Tormes è un’opera così sapida e piacevole che anche voi, quando lo avrete in mano, vi chiederete: “Ma perché non l’ho letto prima?”

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