Le sise delle monache (Pasticceria Lullo- Guardiagrele)

IMG-20160425-WA0011Le sise delle monache sono un dolcetto dalle forme allusive e dal nome peccaminoso, la cui ricetta segreta è gestita in esclusiva dalla pasticceria Lullo di Guardiagrele.
Come formichine operose, i miei amici di Borghi d’Abruzzo hanno tracciato un solco fra la piazza San Francesco, sede della chiesa e dei principali musei, e la blasonata pasticceria.
Quando, invogliata dagli entusiasmi altrui, l’ho raggiunta anche io, sono rimasta di sale. Mi aspettavo, infatti, un’ampia sala, con tavolinetti e vetrine piene di ogni ben di Dio; mi sono trovata in un bugigattolo ben restaurato, forse un’antica cantina, con un bancone vecchio stampo e nessuna pasta con la crema a vista.
Le sise delle monache sono nel laboratorio, che (per quanto ho sbirciato) è luminoso e moderno, e vengono consegnate all’acquirente con tanto di spazzola per eliminare dai vestiti lo zucchero a velo che immancabilmente vi si depositerà.

E ho scoperto che la felicità passa per un morso alla crema pasticcera e al pan di Spagna che lo contiene e per una nuvola di zucchero che ti cade addosso, ti improfuma e ti addolcisce.
Pettegolezzi vogliono che questo profluvio di zucchero a velo si debba a Gabriele D’Annunzio, devoto ale sise delle monache: fu lui a notare che il seno delle suore, mai esposto al calore del sole o alle carezze di un uomo, dovrebbe essere candido come zucchero, non brunito come pan di Spagna.
Tra l’altro, le buone Clarisse che per prime inventarono la squisita ricetta non intendevano certo ammiccare ai consumatori. La forma sarebbe dovuta essere un omaggio ai tre monti principali d’Abruzzo.20160425_162616

La fantasia popolare, però, si scatenò; e sicccome le brave suorine erano solite inserire rinforzi nel reggiseno per mimetizzare la procacità delle loro forme, i guardiesi, maliziosi, si divertirono a immaginarle dotate di tre tenere mammelle, morbide e gustose come il  loro dolce. E, fra lazzi e battute, (non posso non riferire il compiacimento di un amico che ripeteva deliziato “a tre a tre non le ho mai assaggiate!”) ci hanno dimostrati che spesso la forma vale anche più della sostanza.

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