L’esatto contrario di Giulio Perrone (6/16)

L'esatto contrarioIl romanzo di Giulio Perrone è L’esatto contrario di un thriller classico e, proprio per questo, ha qualche ingranaggio che cigola.
Una scelta editoriale infelice, per esempio, mi sembra quella di affidare alle pagine in corsivo i pensieri di troppi personaggi diversi, in una sorta di fastidiosa Babele che lascia, a lettura ultimata, più di qualche dubbio interpretativo.
Pretenderei poi per legge un bollino rosso, una sorta di lettera scarlatta, sui libri dal finale aperto, perché trovo fastidioso il vezzo, oggi sempre più diffuso, di lasciare insoddisfatti i lettori che abbiano avuto il gusto o la pazienza di giungere fino all’ultima pagina.
In L’esatto contrario di Giulio Perrone, invero, le dinamiche della questione si dipanano ben prima della conclusione, questo è vero, ma il protagonista continua a farsi guidare dal caso (sarei più scurrile ma più sincera se addolcissi la s con le z) e manipolare dalle situazioni.

I personaggi femminili sono desolanti: dalla prostituta sadomaso alla studentessa corrotta, dalla sottomessa folle alla vecchia arterosclerotica, dalla lolita perversa alla virago al potere non c’è stereotipo deteriore che non abbia ispirato l’autore.
L’universo maschile è descritto di gran lunga meglio.
Il tempio della solidarietà maschile è il bar: “Abbiamo seguito insieme tutto il campionato della Roma in un pubbetto giallorosso a via dei Mrsi, un piccolo angolo che vive di birre artigianali, cori tifosi e familiarità. Ci abbiamo visto uomini soli e squinternati ritrovare un minimo di serenità, padri improbabili portare i propri figli al battesimo del fuoco giallorosso, mariti stanchi trovare rifugio dalle lamentele delle mogli. Un angolo di vita e di poesia, a suo modo“.
Abbandonate ambizioni e illusioni, l’uomo di Giulio Perrone cerca pace: di un personaggio gelido e ambizioso, Perrone nota acutamente che “ai tempi della scuola, lui e i suoi compagni avrebbero fatto qualunque cosa per abitare in un posto come quello. Oggi quello è l’ultimo dei suoi pensieri“; al protagonista, invece, fa dire: “Voglio passare il resto della giornata a fare quello che mi viene meglio. Niente. Dalle 18.00 alle 24.00 almeno potrò dedicarmi al mondiale. Un tour de force che mi costringerà a non uscire dalla stanza se non per fare il pieno di patatine e birra. Un ritorno alla vita. Quella che non ho mai voluto ma sempre amato“.
Ecco, la forza di “L’esatto contrario” sta proprio nella prosa coinvolgente, nei dialoghi scoppiettanti, nelle venature ironiche con cui sdrammatizza certe situazioni e derubrica il lavoro intellettuale: quel che c’è in mezzo, delitto e castigo, è molto meno rilevante e molto più urticante.

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