L’agriturismo Mandrarita a Itri (LT)

WP_20150517_027L’agriturismo Mandrarita sorge in cima a una di quelle strade itrane che abbiamo imparato a temere: stretta, ripida e tortuosa come quelle del centro e, in più, trovandosi in aperta campagna, dissestata in più punti.

Quando però il cancello si apre su un giardino curatissimo e la proprietaria, sorridendo, ti accoglie alla porta chiamandoti per nome, hai per un attimo l’impressione che sia valsa la pena di affrontare la salita.

Alla Mandrarita, ci spiegano, c’è un menu fisso.

Dobbiamo solo starcene buoni buoni e accogliere con un sorriso quel che ci portano.

L’entrée è stata spettacolare: una vellutata di fagioli accompagnata da crostini e salsiccia itrana ben rosolata, speziata per di più con ottima cipollina fresca. Alla prima cucchiaiata già abbiamo visto il fondo del piatto, ma, sperando che fosse solo il primo della serie di assaggi che normalmente caratterizzano l’antipasto, non ci siamo preoccupati.

Invece era tutto lì.WP_20150517_028

Per primo era prevista una minestra di verdure in un tripudio di ortaggi verdi: carciofi, fave e piselli dell’orto di casa. Al nostro sguardo spaventato (volete togliere la pasta a due italiani?) la proprietaria si è offerta di lessarcene un pochino per allungare la minestra. Ci siamo così ritrovati a gustare il piatto che vedete in foto: ditaloni con gli ortaggi promessi e, in trasparenza, tocchetti impalpabili di formaggio. A me il tutto è sembrato un po’ insapore, ma non amo nessuno dei tre ingredienti principali: una generosa cucchiaiata del loro olio spettacolare, presidio Slow Food per il Lazio, ha reso la pietanza molto più buona (anche perché la solita porzione risicata non ha permesso che quei tenui sapori venissero a noia).WP_20150517_029

Mentre consumavamo il primo, però, si è presentato alla Mandrarita un gruppo composto da quattro distinti personaggi: probabilmente si trattava di notabili locali perché da quel momento siamo stati abbandonati a noi stessi mentre tutti i salamelecchi, gli inchini e i sorrisi sono stati per i clienti più importanti.

A noi sono state presentate, dopo cospicuo lasso di tempo, quattro ossa in croce di coniglio alla cacciatora ciascuno e un’insalata sorprendentemente poco gustosa.

Anche con il dolce sono stata sfortunata perché non amo le mousse e nel menu ce ne era solamente una di fragola, più bella a vedersi che buona da mangiare: Marco l’ha accompagnata con un fragolino fatto in casa che non lo ha convinto molto.WP_20150517_033

Ancora non sazi, ci siamo avvicinati alla cassa senza neppure immaginare che sarebbe stato un patibolo: tanta strada per arrivare, tanta parsimonia nel mangiare e un prezzo che ci avrebbe consentito tranquillamente di degustare pesce sul lungomare di Sperlonga: 30 euro a testa.

Un locale in più da sconsigliare agli amici.

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