Mare d’inverno di Grazia Verasani (1/2015)

verasaniMare d’inverno di Grazia Verasani è ambientato sulla riviera romagnola a Capodanno e, per una fortunata coincidenza, l’ho letto proprio il primo gennaio, giorno di speranze e delusioni, in cui si annusa l’anno nuovo scoprendolo in tutto simile al precedente.

Con le tre amiche protagoniste del romanzo, donne fra loro molto diverse, armonizzate dall’amicizia di una vita intera, condividevo la situazione meteorologica, un nevischio freddo che blocca l’azione, ma non lo stato d’animo.

Carmen, la chiassosa, esagerata Carmen, con il suo double menton e le sue braccia a fisarmonica che traballano come budini, con la sua esuberanza e le sue esagerazioni, con i suoi vestiti lunghi e la sua platealità, è quella più simile a me o almeno a quel che sarei potuta diventare se la vita mi avesse regalato qualche certezza in meno.

Vera, segaligna, acida, scheletrica, è al contrario la donna che alla carriera ha sacrificato gli affetti e che con le sue risposte brusche e troppo sincere ostenta un’autosufficienza di cui, alla prova dei fatti, risulta priva.

L’io narrante, Agnese, è intrappolata in una professione borghese, in un matrimonio tiepido, in una routine pericolosamente scevra di emozioni.

Che ci fanno insieme in quel minuscolo lido d’inverno, che aveva il potere di rendere la tristezza più triste e la solitudine più sola? (L’autrice prende spunto da san Mauro mare? Secondo me, sì) In apparenza consolano Carmen dall’ennesima disillusione amorosa, in realtà prendono le distanze da una quotidianità che le stritola e le trasforma.

In apparenza questo è un romanzo senza trama, giostrato sul ricordo più che sull’azione, sul passato più che sul futuro: a lettura sedimentata, però, brillano nel ricordo scene che parevano descrittive e che, invece, restano dentro come tante rivelazioni di vita. Grazia Verasani agisce da archeologa sulla vita delle protagoniste, di cui riesuma la spontaneità e la sensibilità giovanili, sommerse dalla stratigrafia degli anni. Dopo quel benefico restyling dell’animo, il futuro non metterà più paura.

Mare d’inverno ha uno stile calibrato, essenziale, tranquillizzante. La colonna sonora del libro, come sempre nei romanzi della Verasani, è ben studiata, esplicita, mai casuale.

Il libro mi è stato caldamente raccomandato dalla mia amica Cristina: a lettura ultimata non posso che concordare con lei.

Come sempre, condivido con voi i miei ritagli:

  • (Carmen) era pronta per girare la scena della protagonista sciatta e disperata di un film neorealista, anche se l’immutata floridezza dei suoi fianchi e il tono di voce acuto e squillante le davano più un’aria da adolescente arrabbiata degli anni ’70.
  • Tranquilla, ne troverai un altro”. Ma Carmen era stata lapidaria: “A questa età, è come aspettare un treno in una stazione chiusa”. E Vera, con la sua famosa schiettezza, aveva replicato: “Devi imparare a suonare il piano usando la sordina. Tutta quela passione che ci metti ogni volta è mostruosa”.
  • Insegnavo italiano in una scuola media, mentre Ennio era di ruolo in un liceo scientifico. Non era facile avere a che fare con adolescenti viziati da genitori apprensivhi, o lasciati a se stessi da famiglie distratte e trafelate, in un paese dove se non guadagni abbastanza non hai la minima autorità. Puoi leggere in classe la poesia più bella che sia mai stata scritta, ma se alla fine sollevi lo sguardo su una trentina di facce neutre o, peggio, strafottenti, ti si stringe lo stomaco e per andare aventi hai bisogno di credere che non è solo colpa tua. Da anni avevo perso la spinta, l’emozione, la capacità di suscitare nei ragazzi un interesse che non fosse solo circoscritto a una pagella piena di voti sufficienti. Alla loro età io avevo divorato libri su libri, ma adesso c’erano nuovi linguaggi, più rapidi, immediati, elettronici, e avevo alzato le braccia. Il mio passato non sarebbe stato il loro futuro, tutto qui.
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