La Masseria Cappelli a L’Aquila

WP_20150704_003La Masseria Cappelli, con annesso Mulino, è un luogo gravido di storia, immerso in una bellezza d’altri tempi.

Rasserena d’incanto gli animi esacerbati dai tanti disservizi disseminati sul territorio: la strada maestra bloccata inaspettatamente nel nulla del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga; le vacche allo stato brado che disseminano di rifiuti organici la via e ci costringono a una gimcana tra bersagli mobili; la grande insegna che invita a visitare il Vasto e la Masseria Cappelli senza avvertire che, incomprensibilmente, l’asfalto si trasforma in breccia cinquecento metri prima dell’arrivo a destinazione; gli edifici stessi, restaurati solo in parte con i pingui finanziamenti a partire dal 2003 e lasciati incompiuti, in balia di animali selvatici e intemperie, senza porte né finestre, destinati (sono facile profetessa) a vedere azzerato mezzo miliardo di euro di lavori nel giro di un lustro o più.WP_20150704_005

Scendendo dalla macchina, però, l’indignazione si placa d’incanto e l’animo, cullato dalla refrigerante brezza serale, ninnato dalle acque del fiume Chiarino, avvinto nella contemplazione dei frondosi aceri tutti attorno, si volge a più miti riflessioni.

Vediamo finalmente il rovescio della medaglia: inefficienze, malfunzionamenti, sperperi, corruzioni hanno allontanato il turismo dalle nostre terre, è vero, ma ne hanno preservato la genuinità.

In nessun altro luogo al mondo, ne sono convinta, luoghi fatati come la piana del Vasto, dove sorge la Masseria Cappelli, sono visitabili in un pomeriggio d’estate senza folle, senza file, senza gli immancabili turisti della domenica, che, brandendo panini, cianciano a vuoto zittendo la natura.WP_20150704_001

Le suggestioni del terreno attorno alla Masseria Cappelli sono innanzitutto auditive: gli zampilli del fiume (ma il fiume dov’è? L’alveo è secco ormai. Sarà stato deviato? Sentiamo vicinissimi le acque che, zampillanti, si rincorrono fra l’erba), i muggiti delle vacche, i richiami degli uccelli che si annidano fra le fronde degli alberi. Non li vediamo, però.

Tutt’intorno, immobili nella loro perfezione, si innalzano i monti e si infittiscono i boschi.

Qui in passato si coordinavano tutte le attività rurali del luogo; qui l’uomo aveva eretto i suoi baluardi per controllare e piegare la natura alle esigenze della civiltà.

Qui, pare impossibile oggi, furono assassinati da un commando tedesco i partigiani aquilani, capitanati da Giovanni Di Vincenzo, a cui è dedicata la strada di casa mia.

Qui fino a cinquant’anni fa si celebrava la forza dell’uomo; qui, cinquant’anni dopo, si viene ad ammirare la magia della natura.

C’è una piccola area picnic con punto brace: amici aquilani, turisti illuminati, che di ogni luogo volete carpire l’essenza, approfittiamone!

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