Mateureka, il Museo del Calcolo di Pennabilli (RN)

WP_20160822_17_11_06_ProA Mateureka, il museo del calcolo di Pennabilli, mi sono divertita come una bambina.
Ero entrata per accompagnare Marco, il vero appassionato di scienze in famiglia, ma alla fin fine sono stata io ad attardarmi il più possibile.
Nel comune della poesia, un museo non è un contenitore di reperti. Oserei dire che Mateureka non ha proprio nulla di prezioso, tranne la fantasia.

Il muro dei numeri primi a Mateureka
Il muro dei numeri primi a Mateureka

Attente riproduzioni da tutto il mondo, esplicitamente tarocche, ma di grande suggestione, offrono una panoramica impensabile sull’evoluzione della matematica, intesa soprattutto nella sua dimensione ludica o nei suoi valori sacrali.
Alle pareti, ad esempio, grandi poster di quadrati magici, facilissimi o irrisolvibili, tecnici o artistici, scuotono i neuroni, che, intorpiditi alle logiche matematiche, volentieri si arrendono al genio di chi pensò, organizzò e dispose numeri seguendo imponderabili ritmi interni.

Il quadrato magico dei vampiri a Mateureka
Il quadrato magico dei vampiri a Mateureka

Giù il cappello, amici, davanti al quadrato magico dei vampiri (1983), entrato nel Guinness dei primati: utilizzando tutti i numeri da 1 a 4096 il suo ideatore, Adriano Graziotti, ha creato un panquadrato con costante 131104, che si conferma non solo in orizzontale e verticale, ma anche nelle linee esoteriche tracciate all’interno.
Mi è complicato descriverlo, figuratevi concepirlo!
Nelle teche, organizzate in ordine cronologico secondo un percorso che si snoda per tre piani, vediamo l’umanità crescere di pari passo con le competenze matematiche, dai sassolini nelle tombe preistoriche alle prime calcolatrici.
A quando le datereste? La complessa macchina di Schickards, che mi ha incantato, è addirittura del 1623.

La macchina di Schikards
La macchina di Schikards

Le ultime sale hanno dato un duro colpo alle mie mene giovanilistiche: sono contemporanea delle enormi macchine fotocopiatrici e dei pesanti computer ormai pensionati dagli smartphone.
Per scordarmi i miei quarant’anni mi è però bastato entrare nella stanza dall’aspetto misterioso in cui veniva spiegato l’infinito.

Solo una parete nera sullo sfondo, con una porticina serrata.WP_20160822_16_54_26_Pro

L’abbiamo schiusa e ci siamo trovati in una stanza tutta circondata da specchi, che riproducevano a perdita d’occhio ogni nostro movimento, ogni sguardo.
Speriamo che non ci sia stata una telecamera di sorveglianza perché sarebbe imbarazzante se qualcuno vedesse a quanti giochetti da prima elementare abbiamo dato vita, inebriati dall’atmosfera, Marco ed io.WP_20160822_16_55_13_Pro
Mateureka, poi, è l’ultimo posto al mondo in cui avrei immaginato di trovare un approfondimento sull’Antico Egitto. Invece per i curatori è stato facilissimo far stampare enormi poster che raffigurassero, ad esempio, l’interno della tomba di Nefertiti, riplasmata identica in cartongesso.
20160822_163315Pennabilli è terra di poeti e il poeta è un facitore: quel che non ha, lo crea e lo crea più bello ancora di quanto sarebbe nella realtà.

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