I mercatini di Strasburgo

I mercatini di Strasburgo incarnano l’idea del Natale come business.
Su di loro si investe per fatturare.
E ci si riesce benissimo: il 18% del PIN, a detta della guida, proviene dagli introiti derivanti dal turismo dei mercatini.
Ne abbiamo avuto piena conferma

Orsetto e Orsatti a Strasburgo, capitale del Natale

Non abbiamo trovato un solo ristorante, bistrot, addirittura bar che non fosse sold out. Nel freddo invernale le luminarie ci hanno riscaldato, per un effetto placebo, una mezz’ora, poi il corpo si è arreso ai rigori invernali e abbiamo cercato fra gli esercizi commerciali un luogo dove evitare l’assideramento.

Tutto però era pieno.
Erano pieni i battelli che percorrono il Reno fino alla zona del parlamento europeo, erano piene le piazze ornate di chioschetti colorati e ben tenuti, erano pieni i negozi.
La cattedrale, questa sì, è troppo grande per non serbare uno spazio anche per noi. Ci siamo rintanati lì, tra la meraviglia per le enormi vetrate e l’ammirazione per la solennità di un’arte gotica insolita in Italia, tra il sacro delle candele e il profano delle guide turistiche che spiegano in tutte le lingue del mondo le alterne vicende della facciata disomogenea e i particolari del magnifico interno.
Dopo la lunga pausa estatica nella cattedrale, è stato dolce riprendere il nostro percorso.
L’urbanistica di Strasburgo, così alsaziana, è un ibrido favoloso fra l’efficienza mitteleuropea e il colore francese.
Le facciate delle case non hanno balconi (né avrebbero senso con questo clima), ma armoniosi bovindi che movimentano lo sky-line e, per Natale, vengono ornati completamente.
Da tutte le finestre delle case, infatti, fuoriescono decori a tema, dalle tonalità bianche e argentate.
Sembrerebbero messaggi di pace, ma la presenza poderosa delle forze dell’ordine e lo sbarramento ai varchi d’accesso al centro storico sanno di trincea e ci ricordano che non in tutti gli animi vive il Natale.

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