Mia madre e altre catastrofi di Francesco Abate (16/16)

uid_1531290fc8e_640_0Mia madre e altre catastrofi: un titolo che è tutto un programma.
Purtroppo il reading di Francesco Abate (Libri come 2016) coincideva con l’incontro con Sophie Kinsella, a cui non potevo rinunciare: l’ho perso, così, ma l’ho indirettamente vissuto tramite il racconto esilarante che ne hanno fatto Marco e mamma.
Mi sono procurata il libro appena rientrata a casa e l’ho letto d’un fiato.
Non penso ci siano altre fruizioni possibili: si tratta infatti di dialoghi brevissimi, mai introdotti da didascalie, che si muovono su una linea del tempo impazzita.
Poco cambia per il Figlio: che abbia 8 o 38 anni, sarà sempre rimproverato e ridimensionato da una Madre così spietatamente umoristica da risultare irresistibile.

Un vissuto pesante grava sulle spalle di questa donna precocemente vedova, madre di figli gravemente ammalati, nonna di un giovane che l’ha preceduta nell’Aldilà; dietro il suo cinismo si riconosce così una forza d’animo ammirevole, una solidità di carattere inimitabile, una rara forza d’animo.
La Madre è una donna che ha scelto di non piangersi addosso, ma, semmai, di far piangere gli altri, offrendo loro una visione della vita non edulcorata.
Cinica e comica insieme, vessatrice vessata dalla vita, la Madre, con le sue risposte tranchant, sempre uguali e sempre diverse, è un personaggio difficilmente dimenticabile.

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Francesco Abate, con Piera degli Esposti e Rosella Postorino, presenta “Mia madre e altre catastrofi”

Mia madre ed altri catastrofe, che è un testo dialogato, rapido e antiretorico, si presta talmente bene adiventare fiction che già me la pregusto, consapevole che Piera degli Esposti, che incarnerà la Madre, saprà fondere in sè i tratti tragici e comici che convivono in un personaggio a tutto tondo.
Abate ha ereditato dalla madre questa sincerità dissacrante. Trovo folgorante, ad esempio, questo breve dialogo:
“- Pronto! E allora! Da quanto non ci sentiamo!
– Dall’ultimo favore che mi hai chiesto…
-Come? Non ho capito bene.
-No, nulla, dicevo a un collega.
-Allora stai sempre a lavorare per quel giornalaccio di merda? è sempre più ileggibile. Pieno di errori, inesattezzze, marchette. Ho smesso di comprarlo ormai da anni.
Be’, insomma, non direi che siamo un giornale di…
– Fidati, fidati, siete una vergogna.
-Ma veramente non direi che…
[…]
– Senti, guarda, dai, non stiamo neppure a discuterne, lasciamo perdere, piuttosto ti chiamavo perché ti devo chiedere un favore…
-Sì…Dimmi…
-Ho lanciato una bella iniziativa, ti manderei un po’ di materiale, ho anche due o tre foto che danno l’idea del nostro staff e del progetto. Poi ne avrei una mia col senatore. Ti mando ora tutto via mail così ti ci esce un bell’articolo, un bel paginone.
-Ah! E vuoi tutto questo nel nostro illeggibile giornale di merda?”
Sapessi darle io queste risposte!

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