Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo (17/2015)

Created with Nokia Smart CamSono rientrata in casa con Momenti di trascurabile infelicità stretto fra le mani, ho disdetto tutti gli impegni, ho mangiato velocemente un panino perché i morsi della fame non mi disturbassero nelle ore successive, ho accarezzato i libri che stavo leggendo quasi a scusarmi della corsia preferenziale che avrei concesso all’ultimo arrivato fra i miei scaffali, mi sono imbustata nel letto e ho cominciato a leggere.

Erano cinque anni che aspettavo questo momento.

Momenti di trascurabile felicità, l’archetipo a cui il nuovo libro di Francesco Piccolo si rifà già nelle caratteristiche editoriali, è uscito nel 2010 e mi ha regalato tante intuizione che hanno cambiato il mio modo di interpretare certe scene di vita quotidiana.

Non posso più accompagnare un amico al Bancomat, ad esempio, senza pensare alla pagina in cui l’autore si stupisce che costui si guardi intorno con sguardo circospetto e digiti velocemente il PIN facendosi ombra con la mano, come se temesse che, memorizzata la sua password, io potessi colpirlo in testa, trafugare la tessera, recarmi in tutta tranquillità allo sportello automatico per rubargli al massimo 250 euro…e, pur pensando queste cose terribili di me, continui tranquillamente a professarsi mio amico.

Non posso più guardare senza ridere il martelletto frangivetro custodito in una teca anch’essa di vetro sui treni.

Non riesco a dolermi di aver perso un film imperdibile perché riconosco in me la stessa voluttà con cui Piccolo afferma di provare un retrogusto di piacere nel lasciar scivolar via le occasioni senza coglierle.

Momenti di trascurabile infelicità è stata una lettura goduriosa. Avevo avuto un’idea del piacere che mi avrebbe comportato la lettura durante il reading che  Francesco Piccolo in persona ne ha fatto durante la manifestazione letteraria Libri come.

Le aspettative sono state soddisfatte in pieno. Non ho posato il libro prima di averlo ultimato e ripercorso in maniera cursoria per memorizzare i flash di divertimento e riflessione offerti.

Sulla dieta Dukan, ad esempio, racconta: “Nei giorni della dieta sono diventato una persona estremamente aggressiva. Le energie molto attive delle proteine sono bilanciate da carboidrati e zuccheri che rendono più paciosi e sonnolenti. Ma se le lasci agire da sole, sono incontrollabili. Ho mandato a quel paese, urlando, una enorme quantità di persone e la dieta è finita in tempo utile per non perdere tutti i lavori che mi ero procurato. Per l’intera giornata in cui ingurgiti proteine non hai altro desiderio che picchiare qualcuno. Una volta ho preso mio figlio, l’ho piantato contro i muro urlandogli cose irripetibili a voce molto alta e a distanza ravvicinatissima, e se non mi avessero fermato gli avrei dato una testata in faccia. Tenete conto che mio figlio ha poco più di cinque anni. L’altra cosa che ho imparato è ancora più sorprendente: essere così aggressivi dà una sensazione piacevole. Pericolosamente piacevole”. E continua con esilaranti riflessioni sul senso della dieta che, per inciso, lo ha portato a dimagrire moltissimo.

Gli episodi “lunghi” di matrice autobiografica arrivano ad occupare diverse pagine e sono intervallati da affermazioni brevissime, veri lampi sul grigiore della vita.

La mia affermazione preferita? “Anche se cambio luogo- anche se cambiassi mondo- mi ritrovo sempre con me, con il solito me stesso” diceva Cioran. E lui, almeno, si ritrovava con Cioran”.

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