Montelapiano, il terrazzo d’Abruzzo (CH)

Montelapiano non è monte e non è piano.
Su uno sperone di roccia che da valle sembrerebbe irraggiungibile si radica il borgo più piccolo d’Abruzzo: solo 77 residenti.
Sono stata tentata di diventarne la settantottesima.
Montelapiano si autodefinisce il borgo del sorriso e pare conoscere la ricetta della felicità.
Non ho mai visto prima e temo che non vedrò mai altrove un campo di bocce a disposizione dei passanti, con tanto di palle e pallini già posizionati sul campo: in città non resisterebbe 24 ore senza esser preso d’assalto da vandali o approfittatori.

In un luogo così roccioso (non a caso in latino lapis significa pietra), non avrei mai potuto ipotizzare l’esistenza di una sontuosa villa comunale con statue, fontane, panchine e flora variegata e ben curata.
Non bisognava essere indovini per capire, invece, che il panorama da quella posizione sarebbe stato fantastico.
Montelapiano è il terrazzo d’Abruzzo.
Nei belvedere la vista spazia fin quasi al mare.
Il viadotto della superstrada, che a Villa Santa Maria appare vertiginoso, da lì sembra un gioco di bambini;

la strada per raggiungere Montelapiano, che si raggomitola su se stessa in un tracciato di curve, appare e scompare, come risucchiata dalla natura selvaggia che lì non conosce mezze misure: o foresta fitta o roccia brulla, senza fasi intermedie, senza mediazione alcuna.
Il lago di Bomba dall’alto pare un fiume, così lungo e stretto, i paesi che lo costeggiano sono grumi di pietre e calce strappati alla natura.
Prima o poi, con i Borghi d’Abruzzo, li visiterò tutti: per questa sconosciuta eccellenza abruzzese sono grata a Raffaele Di Loreto, il fondatore, e a Carmela D’Ottavio, l’amministratrice della provincia di Chieti.
Nel tentativo di raggiungere in macchina il belvedere superiore mi sono trovata, poi, in un luogo magnifico, appena fuori dal paese.
La strada per Civitaluparella, infatti, ha dei tornanti affacciati sul baratro.
E lì, dove tutto ciò che è umano sembra sparire nel mistero della natura, lì, dove l’aria fine non conosce traffico né inquinamento, per un istante mi sono sentita una deità greca che dall’Olimpo avvolge con uno sguardo atarassico il piccolo mondo umano che si affanna invano là in basso.

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