Monteriggioni (SI)

Monteriggioni, se il sole non c’è, diventa Montegrigioni e l’incantesimo riesce solo a metà.
La cinta muraria che incorona il colle, vista dalla superstrada, pare custodire inenarrabili tesori.
Mura così ben conservate, disposte secondo una circonferenza perfetta, delimitate da quattordici torri tutte restaurate fanno sognare un contenuto all’altezza del contenente.
La deviazione è breve, le aspettative sono molte: si va alla conquista del piccolo borgo.

E si scopre, con meraviglia e perplessità, che Monteriggioni borgo non è. Non ha abitanti, non ha dimore: l’enorme piazza deserta, pavimentata secondo criteri antichi, permette l’accesso ad una chiesetta, a qualche esercizio commerciale dall’aspetto suggestivo, a una mezza dozzina di viuzze periferiche che portano, capillarmente, alle mura che paiono soffocare il centro.
Un grande prato attrezzato incoraggia alle scampagnate, non tanto i turisti di oggi quanto i pellegrini di ieri che, attraversando la via Francigena, riuscivano a trovare a Monteriggioni un ricovero e un pasto caldo.
Eppure il fine della fortificazione non è mai stato il turismo: Monteriggioni era l’ultimo avamposto senese al confine con i possessi fiorentini.
Ospitava i contingenti di guardia, fungeva da torre di controllo, ma soprattutto era un’esibizione muscolare nei confronti di Firenze.
Se la nebbia si alzasse sarebbe bello fare il periplo delle mura, percorribili senza troppa fatica, guardare dall’alto costruzioni e spazi liberi nel circuito interno, contemplare le colline verdeggianti d’intorno.
Ma la nebbia non si alza e torniamo mogiamente al parcheggio appena fuori dalle mura.
La soddisfazione di aver visitato ogni angolo del paese è velata dalla consapevolezza che il sole ci avrebbe concesso un impatto migliore.

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