Il museo più giovane d’Italia: il MUNDA di L’Aquila

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Il MUNDA di L’Aquila è la versione smart del Museo Nazionale D’Abruzzo, chiuso per sisma sei anni e mezzo or sono, ed è, ad oggi, il museo più giovane d’Italia.
Il ministro Franceschini lo ha inaugurato una settimana fa, il 19 dicembre 2015, ancora in fieri. Mancano i pannelli esplicativi delle singole opere, mancano i cataloghi, manca una vera aula didattica per cui la proiezione di video è relegata ad un angolo della biglietteria, subito dietro la porta di servizio, nel piccolo spazio occupato da un divanetto bianco e un televisore al plasma.

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Anche per questo, il MUNDA, ad oggi, ha un effetto straniante.WP_20151222_002
Immaginate ampie sale, con luci che partono dal pavimento a illuminare il percorso o che, al contrario, piovono sulle tele dalle postazioni più strane, oserei dire casualmente.

Statue in legno dalle fattezze medievali, ad altezza d’uomo, ti sbarrano la strada, Madonne di tutte le fogge esibiscono Bambinelli vecchieggianti e benedicenti che ti fissano occhi negli occhi, tele pregiate si offrono allo sguardo del visitatore senza il filtro di una teca o di un vetro.


Dall’alto, inquietanti, pencolano ancora gli uncini dell’ex mattatoio.
La commistione turba i sensi: c’è solo una mano di vernice e qualche intervento di restauro tra l’antico scannatoio, luogo di sangue, grida, umidità, e il nuovissimo museo, albergo di pace e spiritualità.
L’arte abruzzese è essenzialmente a carattere sacro: al di là dei corredi funerari, delle epigrafi e dei bassorilievi pagani che popolano la prima sala, l’intero MUNDA è un inno al Paradiso.

Il trittico di Beffi al MUNDA
Il trittico di Beffi al MUNDA

Finemente restaurati, spolverati, curati, i reperti accompagnano il visitatore in un viaggio nel tempo, dalle prime, rudimentali espressioni dall’arte medievale fino agli inizi del Novecento e non solo.

Madonne del MUNDA
Madonne del MUNDA

Il Ministro ha promesso grandi cose per il MUNDA: potrebbe diventare una costola del MAXI, accogliendo i lavori dei maestri dell’arte contemporanea, sempre che accettino di donarceli.
Il fascino dei nostri legni policromi, delle Madonne duecentesche, del trittico di Beffi, dell’ala del MUNDA, in particolare, destinata al maestro cinquecentesco Saturnino Gatti, delle grandi tele di Giacinto Brandi si fruisce a pieno, immediato, grazie ad una tecnica museale moderna che sa calibrare i giusti spazi perché un’opera risalti.

Il transito della Vergine di Giacinto Brandi
Il transito della Vergine di Giacinto Brandi

Ad oggi il MUNDA espone una collezione infinitamente ridotta rispetto a quella vantata dal Museo Nazionale d’Abruzzo preterremoto (moltissimi reperti sono ancora ospitati, in attesa di restauro, in altri musei) in un luogo meno simbolico e suggestivo (per quanto, all’ingresso, emozioni la contiguità con la fontana delle 99 cannelle, enfatizzata dalla comunanza della bicromia rosso-bianca, che erano i colori di L’Aquila prima che, col terremoto del Settecento, venissero sostituiti col nero del lutto e col verde della speranza), eppure ha un impatto emotivo maggiore, perché sa d’Europa, sa di rinascita, sa di modernità.

L'ingresso del MUNDA
L’ingresso del MUNDA

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