Non lasciare la mia mano di Michel Bussi (16/2017)

Non lasciare la mia mano” sussurra il padre alla figlioletta. Sarà il suo salvatore o il suo aguzzino?
“Non lasciare questo libro” pare intimare ad ogni pagina Michel Bussi, nei colpi di scena imprevisti, nel cambio di prospettiva frequente, nell’ambientazione esotica e suggestiva.
Michel Bussi è un professore di geografia: sa bene, quindi, quanto uno scenario esotico, in cui la natura tiene l’uomo sotto scacco, contribuisca alla riuscita di un romanzo di avventura.
Il turismo comodo e acritico dei villaggi turistici non ne esce vittorioso: quei bianchi in mutandoni e cellulare appaiono sempre goffi e insinceri.
Probabilmente si tratta di un turista che pensa di catturare le onde con la macchina fotografica, come se un pescatore pretendesse di prendere un pesce solo immergendo un attimo la canna da pesca“.

Lo pensa Rodin, un indigeno che passa la vita contemplando il mare.
Sarà il suo ultimo pensiero.
Del resto, le isole Rèunion soffrono della sindrome del dodo, che considerano simbolo dell loro terra.
Michel Bussi ce la racconta proprio bene: “Secondo gli studiosi (il dodo) era una specie di uccello supersonico affusolato fatto per attraversare gli oceani. Sennonchè vivere centinaia di migliaia di anni su un’isola paradisiaca trasforma pure un atleta transoceanico. Gli scheletri ritrovati sull’isola sono assolutamente stupefacenti. Senza nemici che ti minacciano che bisogno c’è di volare? Generazione dopo generazione le ali dei dodo si sono atrofizzate fino a diventare ridicole e inutili appendici. E perchè correre? Col passare del tempo lo slanciato ibis è divenuto un’oca grassa. perché riprodursi in quantità? E la cova delle uova si è fatta meno frequente. Perché stringersi l’uno all’altro? E le comunità di ibis si sono disperse in migliaia di famiglie solitarie [… ma quando arrivarono i conquistatori] non avevano più ali per volare nè la forza di fuggire nè il coraggio di unirsi. Si sono fatti massacrare in meno di una generazione“.
Leggendo, mi sono sentita un po’ dodo anche io.
Per fortuna, il ritmo vorticoso di Non lasciare la mia mano mi ha travolto, sottraendomi a questi pensieri.

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