La pizzeria Novecento10 / Moon Village a L’Aquila

Novecento10 o Moon Village?
Il piacere di un ampio open space che sa di futuro o il sapore di una, anzi dieci pizze che serbano i segreti di lievitazione del passato?
Da qualche tempo scegliere non è più obbligatorio.
Per godersi il giropizza del Moon Village non è più necessario inerpicarsi fino a Lucoli né stringersi nel ginepraio di tavoli del locale a Coppito.
I gestori di Moon Village hanno rilevato i locali del Novecento10, nella periferia aquilana, e sono riusciti anche a riempirli.

Non è un bene.
La struttura delle due grandi sale sfrenerebbe il bambino più timorato.
Fatalmente si creano bande di under 6 che sfrecciano urlando fra i tavoli, fra il disinteresse degli sciagurati genitori e la rassegnazione dei camerieri.

Se però siete disposti a comunicare a gesti con gli amici al tavolo, perché ogni conversazione è inibita dal fracasso, e a concludere la serata con un cerchio alla testa e un Aulin nel bicchiere in cambio di una discreta varietà di pizze a buon prezzo, Novecento10 è il posto che fa per voi (e non per me).
Sebbene sia possibile ordinare anche alla carta, è difficile resistere alla tentazione del Giropizza del Novecento10.
Dopo una bruschetta al pomodoro offerta dalla casa, si aprono le danze.
I camerieri volteggiano fra i tavoli esibendo lunghe pale di pizze, sezionate in piccoli rettangoli delle dimensioni approssimative di un terzo di trancio normale.
Si parte con la tradizionale margherita, che, come spiega il buon Cavina in La pizza per autodidatti, permette di apprezzare la fragranza dell’impasto e la bontà del sugo.
Poi le pizze bianche si alterneranno alle rosse e gli accostamenti di ingredienti si faranno sempre più arditi: spinaci e guanciale, patate e salsiccia, provola e zafferano, diavola.

Dopo ogni sapore innovativo sarà la volta di un gusto tradizionale: funghi, pomodorini, vegetariana.
E quando ci sembrerà di cedere e il tavolo sparecchiato parrà sancire la fine della cena, un trancio con Nutella e cocco polverizzato sarà davvero il dulcis in fundo.
Il conto non fungerà da amaro.
In cinque abbiamo speso 70 euro per pizza a volontà, un litro di birra e uno di cocacola, diverse bottiglie d’acqua e una grappa.
Le difficoltà digestive che hanno funestato la notte non sono da mettere in conto a Novecento10, ma alla nostra golosità.

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