Oria e le sue mummie (BR)

Oria sembra un quadro appoggiato a un cavalletto.
Il castello, in alto, funge da opera d’arte e insieme da cornice: è enorme, poderoso e ben tenuto.
La sua curiosa struttura triangolare invoglierebbe alla visita.
Nella lotta fra ammirazione e disidratazione, quest’ultima ha avuto però la meglio e ci siamo accontentati di contemplarlo dal basso, da quella piazza Lama che sembra il fulcro della vita ad Oria.
Le porte d’accesso alla città vecchia sono aperte al traffico solo per qualche ora al giorno; del resto, la macchina è quasi inutile.

I vicoli del ghetto ebraico, infatti, suggestivi quanto si vuole, sono però ostativi per la guida: il simpatico cinquantenne che si è offerto di farci strada zigzagava agilmente con la sua Punto, ma noi, con la nostra Verso, abbiamo faticato parecchio a stargli dietro senza graffiare entrambe le fiancate.
La meta ci ha riscattato da ogni difficoltà: all’interno della ricca Cattedrale sono conservate le famose mummie di Oria, care forse ai turisti più che alla popolazione.

La loro genesi è insolita.
Sia a Ferentillo sia ad Urbania, si verificò una mummificazione naturale, che riguardò gente comune, casualmente selezionata fra i cadaveri inumati in area comune.
Le mummie di Oria, invece, devono la loro condizione alla perizia di medici che avevano letto Erodoto, rubando agli antichi Egizi le loro tecniche più segrete.
Sono stati cavalieri, crociati, personalità di spicco nell’ambito della potentissima Confraternita della Morte ed hanno comprato la loro immortalità con il coraggio delle loro gesta e spesso con il sacrificio della loro vita.
Indossano tutti l’abito della Confraternita, reso logoro dai secoli: è una nota di costume che contribuisce alla cupezza dell’insieme.
Nella piazza che ospitò il palazzo di Strabone e che si apre oggi ad un magnifico belvedere, davanti all’ariosa facciata e all’imponente cupola della cattedrale, si torna davvero a riveder le stelle.

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