L’Osservatorio Astronomico del Gran Sasso (AQ)

All’Osservatorio Astronomico del Gran Sasso il cielo si fa più vicino.
L’atmosfera si rarefà, l’inquinamento luminoso si azzera e gli astronomi, gli Indiana Jones della Galassia, setacciano l’immensità alla ricerca di esopianeti o di superNove che dissipino in un rapido sfolgorio l’energia che avrebbero dovuto capitalizzare per l’eternità.

A vederlo da fuori, l’Osservatorio Astronomico del Gran Sasso, con le sue linee dolci, con le due cupolette argentee, pare accompagnare la geometria della natura e fondersi con la terra che lo ospita.

L’Osservatorio Astronomico del Gran Sasso

Solo entrando si capisce fino a che punto l’obiettivo sia il cielo.
Finora, però, l’accesso mi è sempre stato interdetto.
Di giorno, quando gli astronomi riposano, i non addetti ai lavori possono apprezzare solo l’architettura suggestiva della struttura; di notte, quando il potentissimo telescopio AZR24 si drizza e la cupola vortica, schiudendosi come l’occhio di Polifemo, tutt’intorno c’è solo silenzio.
Oggi no.
Oggi, nell’ambito delle celebrazioni per la Perdonanza, è stato concesso dall’Amministazione Comunale un open day più unico che raro.
In moltissimi ne hanno approfittato: si prevedevano quattro soli turni di visita, ne sono stati organizzati ben venti.
Così è stato possibile anche a me superare quel cancello, entrare nella sala video e da lì, attraverso una piccola scalinata in ferro, ritrovarmi al cospetto dell’AZR24, un colosso con un’apertura di un metro e mezzo di diametro, ad oggi il più grande telescopio d’Europa fra quelli a raggi infrarossi.
Nessun punto del cielo gli è interdetto, tranne un piccolo cono, la cima del Corno Grande, che con i suoi 2912 metri non sembra più soggetto terrestre.
Casomai, è la terra ad essere ostile.
D’inverno, il ghiaccio che si incunea dappertutto può bloccare i lavori e isolare gli astronomi. Nessuna paura: l’Osservatorio Astronomico del Gran Sasso dispone di ben fornita dispensa e di comodi letti.
E sotto terra, al riparo da ogni intemperie, un labirinto di tunnel collega fra loro tutti gli edifici che lì a Campo Imperatore, a 2200 metri, testimoniano la caparbietà del genere umano.

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