Incontro con Paolo Restuccia

WP_20150124_001Sono lontani i tempi in cui mi catturava l’aspetto fisico di una persona, eppure, entrando ieri alla libreria Colacchi di L’Aquila per assistere alla presentazione di La strategia del tango di Paolo Restuccia, mi sono sentita irresistibilmente attratta da un omone barbuto che chiacchierava amabilmente con un gruppetto di amici.

Più che i lineamenti, mi colpiva l’invidiabile disinvoltura con cui l’avvenente sconosciuto si rapportava al mondo: l’aspetto austero si scioglieva in uno sguardo vivo e malizioso, il sorriso sincero ne illuminava spesso il bel viso, la mole non ne limitava i movimenti fluidi.

Era un uomo chiaramente a suo agio nel mondo, sinceramente interessato agli interlocutori che, a loro volta, mi sembravano irretiti dall’aura di benevolenza e arguzia che sembrava irradiarsi da lui.WP_20150124_003

È uscito prima che potessi informarmi su di lui: peccato, mi sono detta, un tipo che si allontana da una libreria cinque minuti prima che cominci un reading non potrà mai essere amico mio.

Poi sono stata coinvolta in un’appassionante discussione sui meriti del libro, che avevo già letto a metà, e del suo autore, regista di Il ruggito del coniglio che da Radio Due accompagna spesso i miei tragitti mattutini da casa a scuola. Neanche il tempo per dolermi dell’affascinante apparizione e repentina sparizione e il bel tipo è tornato, accolto stavolta da un applauso.WP_20150124_010

Aloha, signori, era Paolo Restuccia in (molta) carne e ossa. Entriamo immediatamente in sintonia quando ci racconta che anche lui, come me, alla fine di un libro che sta apprezzando, rallenta il ritmo di lettura per diluire i tempi del commiato, anzi, ricomincia dall’inizio prima anche di scoprire l’epilogo.

Del resto, anche lui è un talebano della lettura e divide l’umanità in due categorie: chi va alle presentazioni dei libri e tutti gli altri. Citando Aristotele, evidenzia come solo leggendo sia possibile contemporaneamente seguire lo svolgimento di un’azione e riflettere sul suo significato.

Restuccia è un uomo colto che non si pavoneggia del suo sapere né lo banalizza con una modestia fuor di luogo. Da ragazzo, sognava una carriera universitaria. È stata la relatrice della sua tesi, per nostra fortuna, a istradarlo al successo radiofonico: grazie a lei abbiamo un antropologo di meno e the Genius, insostituibile, in più.

Paolo Restuccia e Valeria de Vincentis
Paolo Restuccia e Valeria Vincentis

Emozionata e competente, Valeria de Vincentis, che guida la discussione, lumeggia i tratti salienti di La strategia del tango e offre a Restuccia buoni assist per una performance travolgente. Nella genesi del libro c’è in nuce la strabordante personalità dell’autore: venti anni di stesura, l’incoraggiamento di Giancarlo Di Cataldo a sbloccare la situazione, un finale diverso, “buonista”, cambiato di recente, perché, ci racconta l’autore, i personaggi si sono animati nella sua mente e gli sono sfuggiti di mano.

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Antonella Lattanzi legge l’incipit di “La strategia del tango”

Parlando della colonna sonora del libro, che spazia dal rap al folk, Paolo Restuccia non si accontenta delle parole e, avvicinando il microfono al suo telefonino, lascia che la musica si alterni alle parole per meglio spiegare La strategia del tango.

Al termine della serata, una piccola folla si è accalcata alle casse della libreria Colacchi per acquistare il libro; io no, ma solo perché, su consiglio di Giovanni, lo avevo acquistato già.

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