Pienza, la città perfetta, e la Pieve di Corsignano (SI)

Pienza beneficia di un mito di fondazione molto suggestivo: Pio II, ultimo dei Piccolomini di Corsignano, ne fu l’ideatore, il mecenate, l’eponimo.
La città perfetta fu realizzata dal genio di Bernardo Rossellino, che rivoluzionò in senso rinascimentale il natio borgo selvaggio in cui Enea Sivio aveva elevato al cielo i suoi primi vagiti.
Invece, a giudicare dalla pieve in tufo, unico edificio sopravvissuto alla smania di modernizzazione di Pio II, l’antica Corsignano non aveva proprio nulla di selvaggio.

La Pieve di Corsignano

Io l’ho trovata meravigliosa, nel senso etimologico del termine: solida, gradevole alla vista, suggestivamente inserita in un paesaggio naturale da sogno, severa nella romanica assenza di affreschi e sinuosa grazie a una possente torre campanaria rotonda che ne addolcisce l’aspetto.
Il portale laterale, poi, è un capolavoro di stilizzazione sull’insolito tema del viaggio dei re Magi.
Pienza incombe dall’alto, con le sue mura tufacee e la sua imbarazzante perfezione.
Ne conservavo un ricordo fatato che si è appena un po’ incrinato dopo questa seconda visita.
Intendiamoci, Pienza è bellissima.
In quattro passi, si arriva dal parcheggio fuori le mura a piazza di Spagna,  a vocazione commerciale, animata da bar e belle vetrine, più antica eppure già moderna rispetto alla piazza più famosa.

Piazza di Spagna a Pienza

Solo una strettoia separa infatti piazza di Spagna dalla celebratissima piazza Papa Pio II, il polo civile e religioso di Pienza, nata per stupire, curata in ogni dettaglio per celebrare la bellezza.
Come se non bastassero i cinque sensi a percepire l’immensità del luogo, sul pavimento è disegnato un cerchio: da lì si potrà apprezzare a pieno l’effetto prospettico di questo luogo geniale, in cui meravigliosi palazzi fanno corona attorno alla Cattedrale dell’Assunta e ne segnano le vie di fuga.
Il paesaggio antropizzato che si ammira sullo sfondo sembra chiudere il quadro e intrappolare lo spettatore in una perfezione fuori dal tempo.
Si entra in chiesa, dunque, e una luminosità soffusa dà modo di apprezzare le volute affrescate degli archi e i dipinti pregevoli.
Avvicinandomi all’altare per ammirare il coro ligneo, però, ho percepito un senso di pericolo: la chiesa sta franando!
Giunti metallici trattengono a stento crepe ampissime, il pavimento si inclina in discesa, vittima della forza di gravità.
L’Italia non può perdere un gioiello di tal fatta.

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