Piero Mazzocchetti in tour: “Parlami d’amore, Mariù”

WP_20150905_001Quando Piero Mazzocchetti canta, anche il tuono si zittisce per meglio ascoltare.

Lo diresti un miracolo: il cielo minaccioso si rasserena, il cicaleccio della folla si fa muto stupore. Prima che il concerto abbia inizio, Castel di Ieri è un paese come gli altri durante una festa come le altre: i bambini giocano, i giovani simulano indifferenza, ironizzando su un repertorio che immaginano stantio, gli adulti si attardano ciarlieri ai margini della piazza, gli anziani occupano tutti i posti liberi per i congiunti distratti, se mai, se poi, volessero venire.

E poi il pianoforte e i violini cominciano il loro soave dialogo e la voce di Mazzocchetti riempie di sé tutto il paese.

I telefonini si alzano in sincrono a fotografare l’evento, come sempre, ma subito si abbassano tramortiti da quelle note potenti che inebriano i sensi e danno pace ai cuori. La piazza si fa tutta orecchie, i corpi vibrano.WP_20150904_004

Non c’è sbavatura in questa serata perfetta.

Piero Mazzocchetti è davanti a noi, piccolo, elegante, compatto, teso come una fionda che lanci al cielo musica in luogo di sassi: il suo corpo è uno strumento musicale che filtra aria e ne fa melodia.

WP_20150904_002Il petto gli si espande, le cosce si tendono, le gote si deformano nello sforzo di certi acuti che nulla hanno di umano; poi torna in sé e, mentre canta, riesce a flettersi per stringere le mille mani protese verso di lui e mima col viso e coi gesti i suoi sentimenti per un pubblico inevitabilmente rapito.

Non basta: fischietta brani, suona a quattro mani col pianista Strangers in the night , omaggio a Frank Sinatra, ci racconta la sua esperienza da emigrante, rimembra la sua prima volta da solista, in chiesa, dopo un passato da chierichetto, ribadisce la sua devozione nei confronti di San Francesco, da cui proviene il nome del suo bambino, inserisce nel suo eloquio perfetto qualche frase in dialetto, a testimoniare le sue origini abruzzesi, si fa uno di noi.

Il repertorio di Piero Mazzocchetti è fatto di canzoni che abbiamo stonato sotto la doccia tutti i giorni; le conosciamo benissimo perché sono patrimonio immateriale della nostra storia, eppure non osiamo cantare assieme a lui, come normalmente è d’uso durante i concerti.

E se, dopo le sue esortazioni, proviamo a fargli da coro, ci ritraiamo disgustati da noi stessi: mai ci siamo sentiti così sgraziati, così goffi, tante cornacchie ad ascoltare un usignolo.

Ma Piero Mazzocchetti ha tempra, insiste, ci guida, e ben presto il gracidio di prima prende forma, si fa anch’esso, per osmosi, melodia. Quando la sua voce si sovrappone alle nostre e, sola, le supera tutte per potenza, torniamo grati e ammirati al ruolo di ascoltatori.

Se hai gradito quel che hai letto, regalami un sorriso cliccando “mi piace” sulla mia pagina Facebook.WP_20150904_003

Precedente L'ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi (40/2015) Successivo Il ristorante da Lisa a Castel di Ieri (AQ)