L’agriturismo Le gioie della fattoria (podere San Biagio) a Controguerra (TE)

WP_20160306_003Il Podere San Biagio della famiglia Fiore è sede dell’agriturismo Le gioie della fattoria.
Troppi nomi non aiutano a creare un brand ; del resto, mi sembrano generosamente antieconomiche molte delle scelte drastiche che fanno del Podere San Biagio il paradiso dell’agricoltura biologica, non ultima l’apertura del ristorante solo su prenotazione e solo per gruppi, almeno nel periodo invernale.
L’azienda si è data criteri bio prima ancora che la legge del 1992 ne fissasse i requisiti; tutto è nato con una ricerca sui cereali del passato, con semi non manipolati e quindi non allergenici.
Il vino è venuto dopo ed è venuto buono.WP_20160306_041
Lo so, potrebbe sembrare una follia da parte di un’astemia partecipare ad un pranzo-degustazione che si basa sull’abbinamento di vini di qualità a piatti tradizionali. Ho provato a pietire una cocacola e mi hanno guardato sconcertati; ho tentato di avere almeno una gassosa e ho ottenuto solo risposte stupefatte.
Qui non ha cittadinanza quel che furoreggia altrove.WP_20160306_042
Qui, che piaccia o no, si cucina e si mangia sano.
Non sono entrata subito nello spirito dell’evento: quando è arrivato l’antipasto, mi sono lanciata a corpo morto su quelle buonissime olive all’ascolana e ho fatto mio con gioia il formaggio fritto, un caprino impanato con farina di farro per evitare l’assorbimento dell’olio. Ho poi scoperto che sorseggiarci un po’ di passerina (un vino bianco simile al Trebbiano) avrebbe aiutato a pulire la bocca e avrebbe permesso di assaporare con papille gustative vergini i tre ottimi crostini (al tartufo, alla ventricina e al formaggio col peperoncino) che gli altri hanno accompagnato con un sorso abbondante di pecorino.
WP_20160306_047Il cerasuolo che ha accompagnato i fagioli con le cotiche probabilmente era davvero speciale, visto che i miei commensali si sono fatti lasciare l’intera bottiglia. A me è piaciuta soprattutto la sperimentazione che lo ha reso unico: questo rosato è fatto senza solfiti. Con vini così non c’è margine d’errore, ha ribadito più volte il competente enologo che lo ha tenuto a battesimo.
Non c’erano margini di errore, credetemi, nemmeno nella sublime chitarrina di saragolla alla teramana. Non mi riferisco solo alle numerosissime, minuscole polpettine che sono la caratteristica del territorio. Era proprio la pasta ad essere gradevole all’olfatto e più ancora al gusto. Non conoscete la saragolla (“il grano del sole“) che i bulgari portarono ai piedi della Majella attorno all’XI secolo e che da allora non è mai stata mescolata ad altri semi? La saragolla, che ha il glutine ma è tollerata anche dai celiaci? La conoscete, la conoscete: è commercializzata come Kamut, ma, scommetto, così buona non l’avete mai assaggiata. WP_20160306_049
Un robusto Montepulciano ha accompagnato i miei amici sulla via dell’ebbrezza.
Poi, finalmente, ho assaggiato la puls, la polenta di farro macinata a pietra secondo l’antica ricetta latina. E i Romani conquistarono il mondo, grazie a questa sostanza iperproteica, ricca di magnesio, ancora oggi utilissima nelle diete degli sportivi. Certo, i suoi benefici sono stati fortemente inficiati dall’abbondanza di salsicce e costatine nel sugo, ma la soddisfazione è una questione di mente.WP_20160306_050
Perchè al brasato al Montepulciano proposto per secondo abbiamo preferito tutti la squisita verza appena colta dal campo? Forse perché la cucina è questione d’amore, non solo di sapienza, e la cuoca, vegetariana, ce lo ha cucinato con grande perizia, ma, temo, con poca passione.


WP_20160306_054Imbibiti di Vin Santo i cantuccini e i dolcetti secchi, acquistati doviziosamente prodotti biologici nemmeno troppo cari, salutati gli amici dei Borghi d’Abruzzo, siamo andati via. E stavolta il posto da autista è toccato a me: ero l’unica che avrebbe superato la prova del palloncino!

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