Quando il mondo era in ordine di Isabella Bossi Fedrigotti (32/2015)

Quando il mondoQuando il mondo era in ordine è più che il titolo di un libro bijou di Isabella Bossi Fedrigotti, pubblicato con magnifica copertina dalla Mondadori.

Quando il mondo era in ordine è l’incipit di ogni paragrafo e sa di rimpianto, di compianto, di nostalgia struggente.

Racconta un’epoca ancestrale, un piccolo mondo antico inamovibile, datato cinquanta o cinquecento anni fa, quando si viveva secondo i ritmi scanditi dalla natura e i bambini, “specie di sanculotti senza diritti”, erano osservatori privilegiati, non tiranni capricciosi come oggi.

Le sue 114 pagine paiono dilatarsi nella mia memoria. A distanza di qualche tempo ricordo ancora, sequenza per sequenza, i periodi densi con cui l’autrice ha cristallizzato con prosa lucida e tagliente la sua infanzia in un castello, diversa eppure così simile a quella dei figli dei contadini, compagni di scuola sommamente invidiati per le libertà concesse loro da famiglie più povere e quindi più inclini al cambiamento.

Isabella Bossi Fedrigotti tratteggia con raro acume quel periodo delicato in cui l’infanzia, man mano, sbiadisce in quel quid di confusione inconsapevole che è la preadolescenza. Non teorizza, narra: “Da spettatori incantati quali eravamo stati diventammo, noi, gli impresari delle feste e gli adulti, invece, il pubblico da sorprendere rallegrare, possibilmente distrarre dalle sue preoccupazioni. Non lo sapevamo ancora, ma, grazie a Natale, stavamo cominciando a diventare genitori dei nostri genitori”.

È biografia? La pagina finale, in cui l’autrice esprime la sua poetica e, ricordando Attilio Bertolucci, spiega come la verità debba essere inventata, varrebbe da sola il prezzo del volumetto. Non tutto ciò che è raccontato è vero, ma tutto è verisimile: ciò basti.

O almeno basta a me, che per Isabella Bossi Fedrigotti ho una predilezione speciale.

In un mondo di sensazionalismi e superlativi, mi pare miracoloso il suo modo pacato di narrare storie minime, che racchiudono e sottintendono la brutalità del mondo, ma anche le mille occasioni di riscatto che la vita ci offre.

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