Il ristorante “Il borgo di Santa Marinella” di L’Aquila

“Mercoledì sperimentale”.

Dato che i nostri mariti si affezionano ai luoghi e preferiscono tornare sempre nei ristoranti preferiti, quando siamo da sole Lidia ed io ci diamo allo sperimentalismo senza limite.

È la macchina a decidere dove andare, come in “Certe notti” di Ligabue.

E la macchina si è fermata davanti al  Borgo di Santa Marinella di Preturo.

C’è un ampio parcheggio proprio sul lato opposto della strada, ma i lavori in corso non ci permettono di apprezzare l’estetica degli esterni.

“Il Borgo di Santa Marinella” non ci è del tutto sconosciuto. Nella sede di Preturo non siamo mai state, ma non ignoriamo i “genitori”: “La Capannina” di Roio e il “Rugantino” sono stati locali storici dell’Aquila pre- terremoto.

Rispetto al “papà Rugantino”, il Borgo di Santa Marinella mantiene le qualità, ma, fortunatamente, smussa i prezzi che furono proibitivi e adesso non lo sono più.

Il nostro pranzo (un antipasto, due primi, due dolci) ci costerà trenta euro, ben spesi a fronte della varietà e qualità dei sapori.

L’antipasto in particolare è faraonico: standing ovation per i formaggi, ricottina pralinata alle noci su letto di miele e cacio fritto su tutti. Sfiziosi anche i piatti caldi: l’insalatina di farro con aceto balsamico, i fagioli, i cavoli rossi.

Per amor di cronaca, devo citare una generosa porzione di coratella, rimandata indietro immediatamente perché, per un nostro limite, non ne sopportiamo neppure l’odore.

Il mio risotto con radicchio e tartufo è perfetto: anche se non li avevo mai abbinati, sono gusti parecchio graditi al mio palato e, forchettata dopo forchettata, si rinnova il mio entusiasmo. Assaggio anche i fagottini al gorgonzola di Lidia: buoni e abbondanti, ma, alla lunga, pesantucci.

Satolle e felici, chiudiamo il buon pranzetto con un discreto tiramisù e ci accomiatiamo con soddisfazione.

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