Il ristorante Teresa di Isola del Gran Sasso

Created with Nokia Smart CamIl ristorante Teresa insiste sulla via più trafficata di Isola del Gran Sasso (TE)

È un locale senza troppa anima, con un salone principale ampio e piuttosto spoglio. Se non l’ho descritto subito, come faccio spesso se sono in preda all’entusiasmo o all’indignazione, è perché non ho apprezzato quasi nulla della cucina fin troppo casalinga di Teresa, ma le porzioni molto abbondanti e la discreta cordialità del personale mi impongono di mitigare le parole e limare le mie opinioni: il risultato è un resoconto senza verve, che aggiungo al mio blog solo per completezza.

Panoramica della sala
Panoramica della sala

C’erano aspettative alte da soddisfare: se l’Abruzzo è il regno della buona cucina, la gastronomia teramana ne è l’apoteosi. Mai, in queste zone, ho rimandato indietro piatti interi, come mi è successo qui da Teresa.

Forse ho abbondato del buon pane caldo servito con gli antipasti, forse ho assaggiato una bruschetta di troppo, ma non avevo fame sufficiente per cibarmi di portate, per i miei gusti, insapori.

Ho dovuto consultare le foto per ricordare, a distanza di tre giorni dal pranzo, la composizione dell’antipasto: un piatto di affettati parecchio dozzinali, buoni funghetti e carciofini ordinari, pomodori secchi troppo oliati, formaggi (che non mangio) con un fondo di salsa di pere Biffi da recuperare lavorando di cucchiaino, pane con l’olio.

Tanta roba, senza dubbio, ma sapori in sordina.

Per primo, aspettavo con ansia la chitarrina alla teramana: le massaie locali hanno infatti la pazienza di modellare polpettine minuscole per insaporire il sugo. Il risultato è sempre ottimo; magari lo sarebbe stato anche stavolta, ma l’improvvisa comparsa nel piatto di un enorme pezzo di cipolla mi ha disgustato, costringendomi a rinunciare alla pasta (molto fotogenica, a dire il vero).

Pezzi di cipolla nel sugo
Pezzi di cipolla nel sugo

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Sicuramente la presenza di odori non tritati è prova di genuinità di lavorazione, ma purtroppo per me la vista di questo porro vischioso è stata paralizzante.

Anche la carne è tornata indietro: il maiale mi piace molto, ma ho trovato la mia porzione esageratamente stopposa. Gianfranco, invece, il mio fido compagno di merende, ha assaggiato senza troppa soddisfazione un piatto di agnello.

Buone le patatine di contorno, un po’ meno la verza viola, che non avevo mai visto prima di qui.

In chiusura, ho gradito una discreta macedonia in cui la frutta fresca, mescolata a quella sciroppata, era congelata e omogeneizzata da una generosa porzione di gelato.

Il prezzo, data la tipologia del locale e della cucina, è stato un filino troppo alto: 50 euro per 2 antipasti, 2 primi, 2 contorni, 2 secondi, 1 bicchiere di vino, 1 lattina di Coca Cola, 1 macedonia e 1 caffè.

AMBIENTE: 6/10

CORTESIA: 7/10

QUALITA’ DEL CIBO: 4/10

GENEROSITA’ NELLE PORZIONI: 8/10

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO: 6/ 10

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