Il ristorante Thomas a Montereale (AQ)

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Sagra-dipendente in crisi di astinenza, non credevo ai miei occhi scoprendone una, relativa agli gnocchi, al ristorante Thomas di Montereale (AQ)

Imperdibile.

L’appetito delle due di pomeriggio era acuito dalla curiosità nell’immaginare come Thomas avesse potuto conciliare la filosofia strapaesana della sagra con l’intimità del localino. Arrivando a Montereale, mi sono accorta che il ristorante stesso vive di contraddizioni.

L’esterno è talmente dimesso che, se non avessi telefonato per prenotare una mezzoretta prima, avrei pensato che fosse chiuso da tempo: datata l’insegna, silenziosa la piazza, chiuse le finestre e addirittura la porta, ben abbassate le tapparelle del sovrastante (e attivissimo) hotel.

Poi, varcando la soglia, tutto cambia: siamo accolti da un tepore che riscalda le membra intorpidite per i primi freddi e da un profumo di cibi autentici che dà conforto al cuore.

Molti tavoli sono già occupati e l’ambiente è quello sereno di una trattoria di paese, dove tutti si conoscono e interagiscono: tintinnano i bicchieri, il vino scorre a fiumi e mi rammarico ancora una volta di essere astemia.

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In men che non si dica arrivano gli gnocchi.

Ora, noi, che abbiamo come inarrivabile punto di riferimento quelli, buonissimi, di zia Maria, siamo un po’ esigenti al riguardo. Ebbene, posso assicurare che gli gnocchi di Thomas battono di misura quelli, fino ad ora irraggiungibili, di zia (speriamo che non lo legga!).

Forse il merito è del condimento: sono una gioia per gli occhi questi tre vassoi, uno bianco per la salsa ai quattro formaggi, uno rosa chiaro per l’amatriciana, uno rosso fuoco per il castrato.

Ed è bello spiluccare ora dall’uno ora dall’altro, mischiare i sapori, sentenziare che non c’ nulla più buono del guanciale e poi impazzire per i formaggi e poi litigarci i pezzettini di castrato nel sugo.

Modestamente il gestore ci smentisce: sono le patate ad essere buonissime. “Con queste patate, anche Lei (come al solito, termine di paragone negativo, n.d.R.) farebbe cucine superlative” mi dice cordiale. E me ne regala una busta piena.Created with Nokia Smart Cam

Vengo così a sapere che la patata di Montereale è tanto rinomata in Italia che una qualità particolarmente pregiata, quella viola, ha interessato il presidio Slow Food.

Figuriamoci se il nostro territorio sa cogliere un’opportunità: l’adozione è naufragata per una questione di pochi spiccioli. Le patate buone, però, ci rimangono, anche se la gran parte del raccolto prende la via dell’Urbe. E infatti, in un tavolo vicino al nostro, pasteggia un oste romano venuto a Montereale per acquistarne parecchi quintali.

L’allegra conversazione e i primi sublimi ci soddisfano a pieno. Per questo siamo già sazi quando sul piatto plana la pecora alla cottora, specialità abruzzese che sa di tempi antichi, di carne dura lasciata sul fuoco ore ed ore ed ore, di nonne pazienti che mescolano lo spezzatino sul fuoco, di cibi macerati nei sapori e ora così morbidi da essere quasi friabili.Created with Nokia Smart CamCreated with Nokia Smart Cam

Per contorno, ancora patate, stavolta lesse. Non servono effetti speciali perché un buon sapore venga apprezzato.

Ho anche la forza di chiedere il dolce e ottengo una crostata alle prugne (con confettura fatta in casa) a cui qualche giorno di vita ha regalato compattezza e armonia.Created with Nokia Smart Cam

Questo pranzetto delizioso e abbondante ci costa solo 15 euro a testa e Thomas si inserisce di diritto nella top ten dei locali preferiti.

 

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