Il ristorante “Tritapepe” a Manoppello

Il rito della “zingarata” ha origini lontane.
Data a quando, dopo una vita universitaria quasi simbiotica e qualche anno di precariato in giro per l’Italia, i nostri amici più cari, Concetta e Lino, si sono trasferiti a Vasto mentre noi siamo rimasti a L’Aquila.
Da allora quasi una volta al mese ci vediamo a metà strada.
Quando eravamo giovani, trascorrevamo giornate avventurose e sperimentali per i monti abruzzesi; adesso, invece, un po’ per le esigenze delle loro splendide bimbe, un po’ perché il tempo non ha avuto molta pietà di noi, preferiamo concederci pigre domeniche al ristorante.
Il tritapepe” di Manoppello Scalo è il locale giusto per noi.
È equidistante dalle nostre case e si trova su una strada di passaggio, ma, a due kilometri scarsi, c’è quell’oasi di pace che è il parco di Santa Maria in Arabona, dove la primavera giunge in fretta e l’autunno pare non tramontare mai.

Ha una grande sala, arredata in maniera moderna, tavoli ampi, prezzi onesti.

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Optiamo ad occhi chiusi per il menu numero 2: gnocco fritto a sazietà, affettati, formaggi, confetture, un primo e un dolce per soli 16 euro.

Dal menu del "Tritapepe" di Manoppello
Dal menu del “Tritapepe” di Manoppello

Lo gnocco fritto è una sorta di piccola “pizzonda” (pizza fritta) di tradizione modenese; da noi con questo termine si intende solo un delizioso cilindretto di farina e patate che si categorizza senza dubbio alcuno fra i primi.

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I cestini fumanti con gli gnocchi fritti arrivano immediatamente e altrettanto immediatamente si svuotano. Solo al secondo round la voracità si stempera e ci apprestiamo a degustarli con gli affettati, sempre molto buoni, e soprattutto con i formaggi, che in questo ristorante sono davvero squisiti.

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Tutti tranne me amano anche le confetture (peperoncino, cipolla, cotognata) con cui insaporire il brie, il gorgonzola, la caciotta: io, invece, preferisco il sapore puro del cacio, che magari si scioglie a contatto con il calore dello gnocco fritto e raggiunge vette di squisitezza difficili da descrivere.

Le confetture da abbinare ai formaggi: peperone, cipolla, cotognata.
Le confetture da abbinare ai formaggi: peperone, cipolla, cotognata.

Dopo il ricco antipasto, che ha il fascino del picnic, già ci si potrebbe accomiatare, ma, siccome sono compresi, aspettiamo i primi, che, invece, richiamano molto la cucina piemontese. Io non li amo molto perché li trovo troppo speziati, ma anche qui sono in minoranza, perché, invece, tutti gli altri li gradiscono proprio per quel surplus di cipolle e odori e per quella centralità nel condimento che infastidiscono me.
Il gestore, di una cortesia infinita, non batte ciglio anche se i piatti che richiediamo sono tutti diversi: gli gnocchi ai quattro formaggi per Lino, quelli alla piccadilly per Concy, gli anellini con il peperone per Marco (che si cautela così dai miei espropri, perché a me il peperone non piace), i tortellini del Plin per Giulia, la chitarrina con il ragù per Giorgia, e, stavolta, quella con porcini e pecora per me.

Tortino di cioccolato con pallina di gelato (ristorante Tritapepe di Manoppello)
Tortino di cioccolato con pallina di gelato (ristorante Tritapepe di Manoppello)

Sul dolcino, invece, siamo tutti d’accordo: è irrinunciabile il tortino di cioccolato amaro riscaldato in forno, dotato di un’anima liquida che si disperde sul piatto alla prima forchettata e si sposa benissimo con la crema con cui è decorato il piatto e con la pallina di fresco gelato al cocco che correde il piatto
La fusione fra freddo e caldo, dolce e amaro, che manda in tilt il palato, come in una reazione chimica fa esplodere il piacere.

AMBIENTE: 8/10

CORTESIA: 8/10

QUALITA’ DEL CIBO: 7/10

GENEROSITA’ NELLE PORZIONI:8/10

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO:8/ 10

 

 

 

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