Rondini d’inverno di Maurizio de Giovanni (21/2017)

Quanto abbiamo atteso Rondini d’inverno!
Alla solita trepidazione è subentrata un’ansia sottile quando le prime indiscrezioni sono cominciate a trapelare fra noi membri del Maurizio De Giovanni fan club.
Il sottotitolo, poi, ci ha gettato nella costernazione: “Sipario per il commissario Ricciardi”.
Sipario!
Sipario, come il romanzo di Agatha Christie che congedò, nella maniera più sconvolgente possibile, Hercule Poirot.
Se a distanza di decenni quel romanzo tormenta ancora i miei sogni, come avrei potuto affrontare Rondini d’inverno?
Volevo centellinarlo e l’ho divorato.
Maurizio De Giovanni restituisce pregnanza metaforica al termine trama.

Le fila di tutti i romanzi precedenti si fondono in un ricamo meraviglioso; la paziente elaborazione dei personaggi seriali raggiunge, in Rondini d’inverno, vertici neppure immaginabili per chi, come me, ha finora amato lo stile e la psicologia di De Giovanni più che le sue storie.
Peccato non poter parlarne senza spoilerare!
Posso regalarvi solo le parole con cui De Giovanni esprime concetti per me definitivi sul Capodanno.
Il Capodanno è terribile, brigadie’. Terribile. A essere obiettivi è solo una giornata qualsiasi in mezzo a questo inverno [..]Ma ci siamo messi tutti quanti d’accordo che proprio quel giorno, il giorno di Capodanno, si devono fare i bilanci, tirare le somme, una bella linea dritta per separare i sogni vecchi, che hanno fallito, dai nuovi. Il Capodanno. Che presa in giro.
Come se si potesse rinascere. Come se tutto quello che siamo, quello che abbiamo costruito non servissero più a niente e potessimo, o dovessimo, azzardare chissà quale impresa, solo perchè un foglietto è stato tolto dal calendario. Come se cambiasse qualcosa.”
Interessante, vero?
Ma Rondini d’inverno è molto di più.

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