Il Roseto di Roma

Il Roseto di Roma non va visitato per le rose.
Sarebbe una delusione: pochi ciuffetti di fiori spelacchiati, impolverati, inodore danno un’idea piuttosto vaga di quel che potrebbe essere il luogo se avesse una migliore manutenzione.
Gli archi, che dovrebbero essere coperti da rose rampicanti, mostrano la loro anima di metallo, solo di rado ingentilita da un po’ di verde: dall’alto del sito, che è in pendenza, le piccole aiole di rose, separate per tipologia, sembrano tutte uguali, sperse quasi nel mare di prato che le distanzia e le isola.

Il Roseto di Roma va visitato, invece, per l’atmosfera che si crea.
Accorrono in questo giardino con vista magnifica sul Palatino famiglie da ogni angolo di Roma.
E sono i bambini le vere rose da ammirare, freschi, spontanei, col viso animato dalle corse e dall’entusiasmo di una giornata all’aria aperta.
Per loro, bravissimi mimi danno vita a spettacolini improvvisati, in cui i fiori sono solo il pretesto.
Gli artisti da strada danno anima al Roseto di Roma: il violinista in entrata, ad esempio, unisce il suono del suo strumento a un concerto preregistrato, riempiendo l’aria di melodia.
E ancora si apprezzano le chiacchiere, le risate, i clic degli smartphone nei due o tre punti fotogenici di un luogo che, di suo, non meriterebbe una visita, non almeno da parte di chi, in alternativa, potrebbe agevolmente raggiungere Villa Ada, Villa Borghese, il Giardino degli Aranci e i tanti altri polmoni verdi della metropoli.
Invece la folla sciama festante al Roseto di Roma.
Evidentemente, si onora il simbolo.
Aperto solo nel periodo di fioritura, il Roseto di Roma incarna la primavera a lungo attesa, l’attimo da cogliere prima che l’afa estivo spazzi via le rose e spezzi, con loro, il periodo più dolce dell’anno.

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