La sagra della castagna a Sante Marie (AQ)

WP_20141101_007Sante Marie, una città al genitivo.

Non avevo mai riflettuto che il nome di questo paesetto della Marsica derivasse dall’antica nomenclatura latina “castrum sanctae Mariae” e immaginavo piuttosto un’insolita venerazione per diverse epifanie della Madonna.

E non avevo mai percorso le ripide strade di questo borgo circondato dai castagneti, che rosseggiano in questo periodo stretti attorno al fulcro paesano.

La sagra della castagna, visitata il primo novembre 2014, è stata l’occasione per scoprire un luogo ameno, marginalizzato dalla vicina e più turistica Tagliacozzo. Il polo attrattivo, più ancora della rassegna enogastronomica, era per me la visita guidata al museo del brigantaggio; il pranzo sarebbe stato solo un simpatico corollario alla giornata.

L’organizzazione è stata perfettamente efficiente: le macchine sono state parcheggiate in un ampio spazio a valle e si è raggiunto il paese con una comoda navetta. Noi siamo arrivati piuttosto presto e abbiamo usufruito celermente del servizio, ma, verso le due, quando noi, ormai satolli, andavamo via, l’affluenza si era fatta più consistente e ho sentito qualcuno lamentarsi dei tempi di attesa.

Una salitaccia scoraggiante ci separava dal clou della festa e dal museo, ma, appena varcati i cancelli in legno della sagra, la pendenza è diminuita fino ad azzerarsi.

Di castagne, a onor del vero, non ce ne erano poi troppe: la stagione è stata disastrosa e un batterio ha bloccato la maturazione dei frutti.

Fortunatamente, la sagra in Marsica viene intesa come una sorta di ristorante diffuso: ci sono diversi stand, ognuno dei quali offre le proprie prelibatezze. Ero decisissima a pranzare con la polenta, ma sarei stata la sessantunesima della fila e avrei dovuto mangiare in piedi perché i pochi tavolini messi a disposizione dalla pro loco erano tutti occupati.

Avrei potuto rivolgermi agli stand dell’AIC, presenti per soddisfare i turisti celiaci, ma mi sarebbe dispiaciuto sottrarre un piatto a chi poteva mangiare solo quello.

WP_20141101_003Ho ripiegato allora sulla pizza “rabbutata”: non sono riuscita a scoprire la ricetta e neppure ad estorcere il numero preciso degli ingredienti. Il segreto è gelosamente custodito, ma il risultato è eccezionale: un ripieno ben carico, con patate e guanciale almeno, una crosta croccante, patate arrostite alla brace per contorno e addirittura un bicchiere di cocacola. Con 5 euro complessivi abbiamo mangiato in due, stazionando precariamente su una vecchia panchina.

Ritornando alla navetta, mi sono lasciata tentare da una pizza fritta con la Nutella, calda calda.

Per me, il non plus ultra.

Mio marito ha preferito degustarla con il sale: buona anch’essa, sicuramente, ma io resto fedele al signor Ferrero.

Tra le specialità a cui abbiamo dovuto rinunciare (uno è lo stomaco e uno lo stipendio) spiccano gli gnocchi della parrocchia, lo spezzatino ai profumi di montagna, la polenta rifritta, arrosticini di tutti i tipi. Non demordo: tra novembre e dicembre si attivano quasi tutti i paesi marsicani. Prima o poi, in una tavernetta d’altri tempi, la preziosa polenta strapaesana sarà mia.

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