San Benedetto in Perillis (AQ)

Arrivo al bivio di San Benedetto in Perillis e sento aria di casa.
Ecco gli alberi che fece piantare papà quando fu sindaco, cinquanta anni fa. Ecco il piccolo cimitero in cui oggi riposa, con cinque secoli di antenati documentati e chissà quanti altri resi anonimi dalla tirannia del tempo.
Ecco il paesello che si inerpica sulla collina, ecco casa mia, in zona rossa, di fronte all’Abbazia.

San Benedetto in Perillis: panorama dal Colle

Che cosa raccontare di un luogo dell’anima?
Riuscirà mai un visitatore distratto a discernere la bellezza che si cela fra le macerie del terremoto e gli abbandoni dello spopolamento?
Forse sì, se è vero che molte case antiche sono state acquistate da “forestieri” a caccia di pace e aria salubre, che una delle più belle, ricavata dall’antico monastero, è stata scelta da un collaboratore del National Geographic per impiantarvi una scuola di fotografia e che un’università tedesca ha chiesto invano di studiare in loco l’insolita urbanistica del paese.


San Benedetto in Perillis sorge infatti sulle “grotte“. Le scavarono i nostri avi, ognuno sotto casa sua, in un incredibile labirinto sotterraneo che si apriva inaspettatamente ad ampi spazi, offrendo agli animali rifugio e agli uomini tepore nei lunghi mesi invernali. Alla “ruttell la notte“, scenario di mille racconti di nonna Rubina, i bimbi giocavano, i giovani ballavano sotto lo sguardo attento di donne ciarliere e operose e gli uomini discutevano, cantavano e parcamente bevevano.
Neppure il tempo ha dissolto questo spirito comunitario, questo senso di appartenenza.
San Benedetto in Perillis è abitato da gente buona. E non vedo che cosa possa avere più attrattiva, oggi, dell’onestà e del calore umano, merci sempre più rare in una società allo sbando.
Non è retorica.
Ne ho le prove.


Una fra mille? Le serrature del paese, un unicum che ha origini egizie, ereditato, forse, dai longobardi.
La porta si serrava solo dall’esterno: chi era in casa o nei pagliai non aveva motivo di chiudere fuori il mondo.
Un’altra? Nel 1925, quando le assicurazioni erano ancora in là da venire, si costituì una Cooperativa di Mutuo Soccorso fra paesani, sotto l’egida della veneratissima Madonna di Casaluce.


Penso che l’origine di tutto sia sempre lì, nel nucleo fondante del paese: l’Abbazia di San Benedetto in Perillis, la più antica d’Abruzzo, costruita fra ottavo e nono secolo sul monte Perello, cesura montuosa fra la Piana di Navelli a Nord e la Valle Peligna a Sud.
I monaci che la animarono non la scelsero solo per il panorama spettacolare che pure si gode: cercarono un luogo in cui potessero ottemperare al loro proposito: “ora et labora“.
Dopo mille anni, quel motto a San Benedetto in Perillis è sempre attuale.

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