Incontro con Sandro Veronesi

Sandro Veronesi?
Il suo pensiero divergente mi affascina.
Lo vorrei nella mia vita.
Vorrei poter telefonargli come avrebbe fatto Holden con gli scrittori che amava.
Vorrei cenare con lui e ascoltarlo, rimbeccarlo, ridere insieme.
Dopo aver letto tutti i suoi libri, ieri ho avuto l’occasione di ascoltarlo dal vivo.
Ne sono grata a Greta.
Quest’anno, infatti, Greta Salve ha organizzato a L’Aquila una stagione letteraria di primissima grandezza: Scrittori in centro.
Sandro Veronesi si è presentato, dunque, all’Auditorium Sericchi con la sua aria da Caravaggio dei giorni nostri (devo questo straordinario accostamento al mio amico Giovanni della libreria Colacchi)

Non aveva libri da pubblicizzare o suggestioni da vendere.

Autoritratto Caravaggio

Lo animava solo la voglia di raccontare, confrontarsi, polemizzare.
Di bersagli ne aveva tanti: l’amore acritico per il cinema (da cui si è disintossicato dopo anni di furore passionale), l’ingerenza dell’economia nelle scelte artistiche, i traduttori traditori, l’ignoranza dilagante.
Quando con la veemenza che lo contraddistingue ha proposto L’Aquila come capitale di Italia, una risata collettiva ha accolto quella che sembrava una captatio benevolentiae oppure una boutade o al limite una provocazione.
Sandro Veronesi ne è parso deluso.
Stava parlando con competenza di causa: del resto, per laurearsi in architettura, ha dovuto approfondire le questioni urbanistiche.
E, secondo l’urbanistica (ma anche secondo evidenza) Roma non funziona.
Non c’è città al mondo in cui convergano, come da noi, quattro anime diversissime e inarginabili: la metropoli, la città sacra, la città d’arte, la capitale.
Che cosa limare in questo ingestibile ginepraio?
Non potendo spostare gli abitanti nè i monumenti né il Vaticano, non c’è alternativa al decentrare l’amministrazione.
L’Aquila è il capoluogo più vicino, più grazioso e altrettanto simbolico.
Nel resto del mondo si fa così: L’Aia, non Amsterdam, Brasilia, non Rio, Ottawa, non Toronto o Montreal.
Ci siamo pentiti di quella risata frettolosa.
Che Sandro Veronesi ci stia indicando una strada?

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