Santa Maria di Propezzano a Morro D’Oro (TE)

WP_20160313_046Ma, dico, voi l’avevata mai vista una chiesa con due rosoni?
Quando sono arrivata davanti a Santa Maria di Propezzano, nel territorio di Morro d’Oro, ho strabuzzato gli occhi: perfettamente rotondi, un po’ disallineati fra loro, ritmavano una facciata già di suo assai movimentata due oculi, uno sull’altro, più elementare il primo, con l’orlo simile a un rinforzo, più artistico il secondo, che svettava più su.WP_20160313_033
La spiegazione del fenomeno è meno densa di misteri di quanto sembrerebbe: anche Santa Maria di Propezzano, come molte chiese del luogo, ebbe una storia travagliata, fatta di distruzioni e ricostruzioni, ampliamenti e crolli, saccheggi e arricchimenti. Il secondo rosone, del XIV secolo, sostituì il primo, che lo precedette approssimativamente di mezzo millennio e che restò murato per altrettanti anni, prima che, nell’ultimo restauro, si decidesse di riportarlo alla luce.

Fu una scelta ardita, che, disarmonizzando la facciata, l’ha resa unica.
Anche i due portoni sono complementari: il più importante non è quello, arricchito da porticato e affresco, da cui si entra.WP_20160313_053
La vera porta santa, che si è appena aperta per questo Giubileo, è l’altra, un po’ discosta, la cui sola lunetta finemente decorata lascia intuire l’alto valore religioso.
WP_20160313_037Anche chiusa, la chiesa di Santa Maria di Propezzano susciterebbe emozioni.
Noi, però, l’abbiamo trovata aperta per noi in un fantastico Giroborghi nella Valle delle Abbazie. All’interno, abbiamo visto compenetrarsi secoli e stili diversi. Nel presbiterio ben rialzato fungevano da base resti di antiche costruzioni, gli archi delle tre navate mimetizzavano tracce della prima costruzione religiosa e affreschi del 1499 dai colori vivaci raccontavano la storia di Santa Maria di Propezzano come un romanzo su pietra da leggersi sull’arco della navata centrale.WP_20160313_036
E chi fra noi si è distratto durante la spiegazione ha avuto l’occasione di godere di un insolito corso di recupero.
Nel chiostro, infatti, in zona refettorio, altri affreschi, datati al 1597, raccontano con altra mano la stessa storia: ecco i tre germanici archiepiscopi magni, di ritorno dalla Terra Santa, che si fermano a riposare sotto un albero di corniolo, appoggiando sui rami le loro bisacce piene di reliquie; ed ecco, in una sorta di Scherzi a parte ante litteram, l’albero che comincia a crescere davanti ai loro occhi fino a rendere irraggiungibili i pii reperti, ed infine ecco apparire in sogno la Madonna, che li esorta a costruire una chiesa in ricordo del miracolo. I tre, subito ridestatesi, non indugiano e cominciano a creare un altare, che provoca l’immediata restituzione delle bisacce da parte dell’albero santo.


Questi affreschi non sono forse belli come quelli che adornano il bellissimo porticato esterno del chiostro, attribuiti a Sebastiano Majescki (o più verisimilmente a manovalanza locale su progetto del grande maestro polacco), ma mi hanno colpito di più per la commistione fra sacro e profano che sempre mi affascina.WP_20160313_048
Il chiostro, infatti, è proprietà privata: fra breve, forse, ospiterà una enoteca.
E se Bacco avrà un ruolo nella riscoperta di Santa Maria di Propezzano, starà solo tutelando un sito che, in epoca pagana, era già sacro agli dei.

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