Incontro con Sara Bilotti

WP_20150315_011Avevo davvero curiosità di dare un volto a Sara Bilotti.

Di nessun libro come del suo L’oltraggio avevo letto tante recensioni così unanimemente negative, con un accanimento tanto sospetto che morivo dalla voglia di farmi un’opinione personale della prima scrittrice espressamente erotica (pornografica, chioserebbero i detrattori) che il catalogo Einaudi abbia mai ospitato.

Si è trattato di un caso, ovviamente: come tutti gli scrittori di successo, Sara Bilotti ha due popoli e le recensioni positive e positivissime sono pari o superiori alle stroncature che ho letto per prime e che hanno suscitato la mia curiosità.

In prima battuta, l’autrice mi è sembrata giovanissima; poi qualche riferimento autobiografico prima, un’esplicita ammissione poi mi hanno svelato i suoi 43 anni. Mi aspettavo un atteggiamento seduttivo e posso confermarlo: Sara Bilotti ha un modo felino di rapportarsi con l’interlocutore. Anche se la mise scelta per l’incontro (pantaloni blu, maglione che cade morbido, lasciando scoperta una spalla) non è espressamente provocante, lo diventa con i movimenti sinuosi e sicuri con cui partecipa, anche fisicamente, alla discussione.

Temevo qualche bamboleggiamento di troppo: al contrario, fra tutte le autrici che ho ascoltato, Sara Bilotti mi è parsa la più sicura. Mi piace il suo eloquio diretto, aperto, liquido: la sua è una spontanea precisione linguistica che non manca di verve e di vero brio.

In realtà, a parlare è soprattutto l’ottimo Fabrizio Patriarca, che, ironia della sorte, esibisce una vistosa ingessatura al braccio destro, per motivi, lo dice con un sorriso, del tutto indipendenti dal romanzo (L’oltraggio ha molte pagine ispirate al sadomasochismo che oggi va così pericolosamente di moda).

L’impronta data all’incontro è serissima, colta, quasi antropologica. L’antecedente letterario individuato da Patriarca è Le leggi dell’ospitalità di Pierre Klossowski e non le onnipresenti Sfumature che tormentano la Bilotti con confronti che trova fuori di luogo e imbarazzanti.

Se Roth non viene considerato scrittore erotico nonostante parecchie pagine pruriginose, perché se è una donna a scrivere di sesso viene immediatamente etichettata, a prescindere anche dalla trama del libro, come erede di E. L. James?

Per Sara Bilotti, invece, non ha senso parlare di una letteratura erotica al femminile, innanzitutto perché ogni scrittura, in quanto creata da un desiderio, è per sua natura erotica, poi perché il sesso non prevede categorizzazioni di genere: nel vortice di emozioni forti in cui si cala, la protagonista del suo romanzo ricerca innanzitutto se stessa, la propria identità, la propria vera natura, schiacciata, soppressa dalla quotidianità.

Patriarca definisce L’oltraggio un’avventura dello spirito. Il corpo che si reifica e si offre inerte al piacere richiama per lui le teorie di Walter Benjamin sul sex-appeal dell’inorganico e lo spinge a riflettere sulle coordinate del desiderio, che è infinito, laddove la seduzione termina con la conquista.

Fabrizio Patriarca e Sara Bilotti
Fabrizio Patriarca e Sara Bilotti

Il discorso è ampio ed interessante, ma pare non far presa sul pubblico, poco numeroso e abbastanza imbarazzato. A fine presentazione c’è un solo intervento, nessun firmacopie, nessun crocicchio attorno alla scrittrice.

A smascherare l’ipocrisia di questo finto disinteresse sta, inoppugnabile, il fatto che il libro sia invece campione di incassi: questo snobismo non trova verifica nelle vendite in libreria.

Qualcuno correla l’impetuosa proliferazione di romanzi erotici scritti da donne con la diffusione dell’e-reader, che concede alle lettrici la privacy necessaria per lanciarsi in letture prima differite per paura del giudizio popolare.

Sara Bilotti non è d’accordo e rivendica la lettura di Erica Jong o di Anais Nin come tappa di formazione essenziale della sua giovinezza, orgogliosamente ostentata con le amiche e con la società.

Secondo me, invece, questa è un’interpretazione assai acuta: da sempre la gente biasima di giorno, a voce forte e chiara, quel che la ossessiona di notte.

Dopo questo incontro, L’oltraggio per me è diventato una sfida.

Leggerò, metabolizzerò, commenterò.

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