Scontrone (AQ)

wp_20160925_11_57_25_proScontrone ha mille vite.
Esisteva già quando il resto d’Italia era solo una remota ipotesi che si muoveva sotto le acque del mare.
Era un’isola, Scontrone, in epoca preistorica. L’unica altra terra emersa al di là delle Alpi era l’attuale Gargano, molto più a Sud.
Chi vuole scoprire come fu il mondo prima dell’uomo non deve far altro che raggiungere Scontrone, là dove l’Abruzzo abbraccia il Molise, arrivare alla sommità del paese, a mille metri sul livello del mare, e da lì ascendere ancora, a piedi, per breve ma impegnativa salita.
Se si raggiungerà l’estesa area fossile sulla vetta  si potrà ammirare, lì in montagna, la prima spiaggia d’Italia.

Scontrone
Scontrone

Chi, come me, alla fatica è allergico, troverà comunque i più bei reperti inventariati, esposti e spiegati al museo paleontologico Hoplitomerix, che serba, tra l’altro, i resti dell’omonimo cervo a cinque corna, che perse la lotta per l’evoluzione, ma che in una qualche epoca preistorica corse libero su queste terre.


Un’altra ampia pianura, stavolta a valle, custodisce i corpi di diecimila Sanniti Pentri, spazzati via dalla violenza della storia e resuscitati nel vicino Museo Sannitico.
Per limitarci al solo XX secolo, due volte Scontrone rischiò di essere cancellata dall’atlante geografico: nel 1944, quando la linea Gustav attraversò le terre e la vita di questi popoli, e nel 1984, quando un forte terremoto ributtò a terra quel che si era faticosamente ricostruito.20160925_114619
Se la storia ha colpito duro, però, più dura è stata la resilienza della popolazione, tenacemente abbarbicata a questo ameno crinale sul fiume Sangro.
Scontrone ha saputo reinventarsi ancora.
Una casa-museo, quella di Jadeva, cristallizza la vita quotidiana del primo Novecento. Tutto il piccolo centro storico, spendente di pulizia e di arte, è stato invece ricostruito in maniera accattivante.
Non c’è via che non serbi una qualche sorpresa: murales colorati, magari un po’ kitch, ma allegri e rasserenanti, istallazioni contemporanee, gruppi scultorei seminascosti nell’involversi medievale delle stradine inibite al traffico.


Al di là del borgo, la vista spazia sull’altopiano, l’olfatto si rigenera grazie all’aria pura, l’udito, disabituato a tanto silenzio, riscopre suoni antichi e dimenticati.
E se anche il gusto reclama la sua parte, regalatevi un pranzetto al ristorante La Foce.

 

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