Sette tipi di fame di Renate Dorrestein (20/2017)

Sette tipi di fame di Renate Dorrestein è un romanzo insolito per trama e ambientazione, pur mantenendo stile e impostazione tradizionalissimi.
La vicenda si dipana in sette giorni, in cui le certezze di Nadine e Derek sulla vita, sul lavoro e sulla famiglia si sgretolano e lasciano il posto a nuove e meno convenzionali convinzioni.
Nella loro clinica dimagrante, ipocritamente chiamata management della vitalità, modificano lo stile di vita di facoltosi ciccioni con un metodo in bilico fra la truffa e la tortura.
Sono bravissimi nell’annientare uno ad uno i sette tipi di fame che tutti abbiamo sperimentato.
Quattro dei cinque sensi possono sprigionare appetiti insaziabili: vedere un piatto ben condito, ascoltare lo sfrigolio delle fritture, annusare gli aromi che provengono dalla cucina, percepire l’acquolina in bocca sono stimoli potenti.

Ma non sono gli unici.
La fame ci nasce dalla testa, attraverso associazioni mentali con comportamenti inveterati (“è ora di pranzo”, “c’è la cena della Vigilia”), ci urla dallo stomaco, che a dire il vero affievolisce la sua voce dopo pochi giorni di privazioni, e soprattutto ci morde dal cuore, per colmare un vuoto affettivo con un pieno corporale.
La fame ha condizionato la storia dell’uomo.
In Sette tipi di fame, Renate Dorrestein dà voce a una teoria rivoluzionaria: “nella preistoria il vero legame all’interno della coppia non era il sesso ma il cibo. Un tempo le donne si assicuravano un approvvigionamento di cibo sufficiente legandosi a un cacciatore e gli uomini si garantivano il loro piatto caldo quotidiano proteggendo una donna”.
Gestendo il cibo con l’agricoltura e con la cucina, l’uomo primitivo sottrasse tempo alla ricerca di cibo e alla masticazione e il cervello, liberato da incombenze di tipo metabolico, poté svilupparsi nel modo che sappiamo.
E allora per quanto ancora potrà durare questa crociata contro il grasso e contro i ciccioni?
Nadine sperimenterà a sue spese che ai sette tipi di fame ben codificati bisogna aggiungere un ottavo, furioso, generato dalla rabbia.
Ed è così che il saggio diventa romanzo, anzi romanzo eccellente.

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