Stammi felice di Luciano De Crescenzo (1/16)

WP_20160106_001Stammi felice, ammonisce fin dal titolo Luciano De Crescenzo in un libello di un centinaio di pagine che affronta uno dei grandi temi su cui si sono confrontati i filosofi di ogni epoca: la felicità.
La cornice su cui si incentra la trattazione è una cena fra sodali, troppo rissosi e chiassosi per l’età non più verde dello scrittore, che così prova a immaginare un banchetto ideale con i suoi amici dell’anima, i filosofi del passato riuniti con lui in simposio.
Ci sono personaggi sconosciuti, tra cui l’Anonimo (inteso come personificazione di tutte le frasi di buon senso comune che si trasmettono dall’una all’altra bacheca di Facebook), o discutibili, come Totò, ma soprattutto danno bella prova di sè i grandissimi: Socrate, Platone, Epicuro, Nietzsche e Schopenhauer, per quanto possa essere attendibile in tema di gioia un personaggio che sostiene espressamente al ventiduesimo punto della sua Arte di essere felici che “il principio primo dell’eudemonologia è che […]l’espressione “vivere felici” può significare solamente vivere il meno infelicemente possibile, o, in breve, vivere passabilmente“.

Proprio per contraddire Schopenhauer, De Crescenzo ci regala una delle due chicche biografiche di questo volumetto: dopo aver scelto la professione di ingegnere per rintuzzare l’ammirazione prima, l’orgoglio poi dei suoi parenti ha “vissuto passabilmente” una vita che non gli si confaceva, trovando la forza di cambiare solo a quarantasette anni, con la pubblicazione del suo primo libro.
L’altra perla sulla sua vita?
De Crescenzo abitava, a Roma, nella stessa casa in cui Robert Graves si rifugiò a scrivere “Io, Claudio“. Incredibilmente, la stessa stanzetta con vista sui Fori Imperiali ha saputo infondere la stessa distaccata ironia nei libri divertenti e istruttivi di due grandissimi divulgatori che non ebbero fra loro altro punto di contatto.
Significa forse che anche le mura si intridono di quella “risonanza creativa” che potenzia le capacità di grandi uomini, se vivono e si confrontano fra loro? Quando una serie di persone eccezionali vive nello stesso luogo e nello stesso tempo ogni dialogo fra loro li potenzia e li migliora. Così si spiega lo sviluppo dell’Atene di Pericle, della Roma di Mecenate, della Firenze di Dante.
Così può irrompere la felicità anche nella nostra vita, se la riempiamo di amici, perché, come sostiene Epicuro nell’Epistola sulla felicità e De Crescenzo in Stammi felice , solo l’amicizia dà all’uomo l’amore senza togliergli la libertà.

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