Incontro con Stefano Bartezzaghi

Stefano Bartezzaghi non ha bisogno di presentazioni.
Eppure quella di Valeriano Salve, briosa, concisa, simpatica, autoironica ha scaldato gli animi, predisponendoli all’ascolto attento e partecipe di una rutilante conferenza spettacolo.
Bartezzaghi parte in quarta, spiazzandoci, travolgendoci con la sua visione del mondo fondata sull’alfabeto.
Nomina sunt consequentia rerum?
Stefano Bartezzaghi è propenso a crederlo.
Come è dunque la verità?
Rivelata, anagrammeranno i biblisti.
Relativa, correggeranno subito gli scienziati.

Stefano Bartezzaghi e Valeriano Salve

L’agilità mentale con cui Stefano Bartezzaghi scompone e ricompatta le lettere, collega le parole, stravolge i suoni e manipola i significati mi ha fatto girare la testa.
Ne sono ammirata, ma anche frastornata.
Saprei riferire ben poco del repertorio pressoché infinito di gag, arguzie e curiosità con cui Stefano Bartezzaghi ha monopolizzato l’attenzione della numerosa platea di L’Aquila.
Non basta l’allenamento di una vita per raggiungere questi vertici: bisogna aver interiorizzato con il latte materno certe abilità.
I Bartezzaghi sono una dinastia di enigmisti.
In un’altra occasione, ascoltai Stefano Bartezzaghi brontolare nei confronti del padre, caustico fin nella scelta del nome: non si era forse accorto, lui, la mente più acuta di la Settimana Enigmistica, di aver battezzato il figlio con un nome che, anagrammato, suona come Nefasto?
Io, che non sono un’enigmista ma non disdegno le etimologie, sono però convinta che Stefano Bartezzaghi debba il suo nome a stephanos, la corona con cui nel passato venivano incoronati i veri artisti.

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