Taranto, la città dei due mari

Al brutto di Taranto eravamo preparati.
Anzi, dopo tanto clamore mediatico di ciminiere fumanti e condomini ingombranti, la zona industriale e la periferia tarantine non ci sono parse più avvilenti di quelle di ogni grande città.
Non eravamo pronti, invece, alla struggente bellezza di una città onusta d’anni e gravida di storia.
Il mare, ecco l’arcano.
Ci ha sconvolto quel mare ostinatamente blu nonostante lo smog, ostentatamente terso nonostante gli arsenali e le fabbriche, ubiquo Signore di ogni anfratto della città.

Il ponte girevole di Taranto

Taranto vecchia è un’isola legata alla terraferma da una serie di ponti che fermi non sono.
Se il Ponte Punta Penne, che divide il Mare piccolo in due seni disuguali, si staglia imperioso, il ponte girevole si muove: i due semiassi si aprono al centro e ruotano di 180° ogni volta che la processione di barche, col Santo patrono in bellavista, passa a benedire ogni angolo della città.
Attraversarlo a piedi è un’esperienza magnifica: da una parte il mare si fa lago e si presta all’itticoltura, dall’altra si amplia a costeggiare la città.
Quei grattacieli che si ergono all’altra sponda sembrano tolti di peso allo skyline newyorkese: basta non avvicinarsi troppo per preservare intatta la magia.
Dall’altro lato, il castello aragonese ci riporta indietro ad un passato glorioso. Basta oltrepassarlo per scivolare ancora indietro sulla linea del tempo: due colonne doriche, quel che resta dell’antica Acropoli, ci ricordano che Taranto fu spartana e che c’è un museo, unico al mondo e colpevolmente chiuso, che dovrebbe mostrarci come si visse lì al tempo di Pitagora.
Taranto Vecchia è una Gallipoli decuplicata: vicoli e stradicciole si intrecciano fra palazzi signorili e ruderi degradati.
La Cattedrale di San Cataldo, col suo magnifico soffitto ligneo, è solo una delle mille sorprese celate nel cuore di Taranto.

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