Tavullia, terra di piloti

Se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto: a Tavullia, piccolo borgo nell’entroterra marchigiano, l’affetto per Valentino Rossi, blasonato compaesano, si fa idolatria.
Solo Maradona a Napoli ha ottenuto tanto, e non in maniera così capillare.
Una targa ci avverte già all’ingresso: “Tavullia: terra di piloti e di motori“.
A sinistra un’intera collina si prepara ad ospitare un circuito di motocross degno di un capoluogo.
A destra, su ogni albero del lungo viale d’accesso al paese sventola una bandiera gialla con il numero 46.
Il limite di velocità? 46 km orari, naturalmente!

L’enorme muro che sostiene il centro storico, inerpicato al termine di una salita in pendenza, è tutto occupato dalla gigantografia di un popolo festante in giallo e di un titanico Valentino Rossi che dalla sua moto sorride al di là del casco.
A cesura fra Tavullia vecchia e nuova si erge l’enorme caseggiato della famiglia Rossi. Ci sono l’osteria, la pizzeria, il bistrò di prodotti tipici, il bar, la gelateria, il fan club, uniti e separati come gli interni di un formicaio.
Entriamo volentieri, con la scusa di acquistare un gelato.
Tutto sfavilla di modernità. Ovunque ci sono poster di Valentino Rossi e, nelle teche, sono custoditi caschi e tute indossati in occasione dei nove mondiali vinti.
Sorprendentemente, il personale è gentile, il prezzo è ragionevole (2 euro a cono) e, soprattutto, il gelato è buonissimo.
Niente male come fuoriprogramma.


Ci eravamo diretti a Tavullia, infatti, alla ricerca della Linea Gotica, che proprio qui fu sfondata dal reggimento Perth, canadese.
Il luogo stesso lì si fa monumento: cipressi a semicerchio, aste che convergono verso una stessa macchina bellica su cui è issata una ghirlanda rossa. Sullo sfondo, a perdita d’occhio, le dolci rotondità collinari marchigiane e romagnole.
La guerra profanò anche questo luogo di pace.

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