Le terme pubbliche di Viterbo

WP_20160104_009

Per parlare delle terme pubbliche di Viterbo sarebbe necessario un blog di denunzia sociale, non di viaggi come il mio.
Quel che ho visto, o che non ho visto, mi ha davvero scandalizzato.
La segnaletica di Viterbo, di solito chiara, diventa ermetica fino all’omissione quando si tratta di segnalare le vasche di acqua solfurea usufruibili gratuitamente dai cittadini.WP_20160104_003
La prima volta che ci siamo avventurati alla loro ricerca, di notte, non le abbiamo trovate. Per quanti tentativi facessimo, ci ritrovavamo davanti alle bellissime e privatissime “Terme dei Papi”, che, al momento, non ci interessavano affatto. Queste, infatti, erano designate ovunque con il lapalissiano segnale “Terme”. Per cercare le altre, bisognava seguire il misterioso cartello “Bullicame”, parcamente presente fino ad un chilometro prima di arrivare e poi del tutto sparito.

Ci abbiamo riprovato in pieno giorno la mattina successiva, previo attento studio su Internet, e siamo stati più fortunati.
Qual è secondo voi l’unica via non asfaltata della Tuscia? Esatto, quella che porta alle terme pubbliche di Viterbo, mantenuta in uno stato di degrado di cui non conosco eguali. Bucata come un gruviera, questa strada, che insidia seriamente le sospensioni della macchina, si apre in un viottolo laterale, brecciato anch’esso, di fronte all’orto botanico.


Lì è il parco termale del Bullicame, spoglio e squallido come pochi.
Su questa altura bianca e polverosa è stato impiantato, ad aumentar la desolazione, un tristissimo giardino roccioso che si compone di pochi sparuti cespugli fra i sassi. AL centro del parco fa bella mostra di sè, tutta fumante, la polla principale di acqua termale, a 58 gradi centigradi, tutta perimetrata da una barriera trasparente.   WP_20160104_022

La stele di DanteVicino si erge, da qualche tempo, una stele che riporta i versi dell’Inferno in cui Dante accenna alle sorgenti del Bullicame.
Le vasche, invece, sono due pozze sporche e desolate, alimentate una con un antiestetico tubo di plastica proveniente da un’altra polla di cui si intuisce l’esistenza per i fumi solfurei che si alzano dalla zona esterna al parco, l’altra dalle acque della prima vasca che lì, ormai raffreddate, defluiscono invano.WP_20160104_011
Non era così in passato.
Un signore del luogo ci ha informato sconsolato che il parco era molto più ricco d’acque prima che la stessa polla venisse utilizzata per alimentare non so quale nuovo, splendido albergo ai danni della collettività. Ci ha indicato, però, un altro luogo in cui era possibile usufruire gratuitamente delle terme pubbliche di Viterbo.
Assolutamente non segnalato in nessun modo, da un parcheggio lì vicino, ovviamente non asfaltato, tra alberi fra cui zigzagare e accumuli di immondizia non raccolta, si apre un sentierino che dopo poco porta ad una nuova polla, recintata anch’essa, che alimenta tre vasche, queste sì frequentatissime.WP_20160104_021
E così, con i nostri cappotti, le sciarpe, i guanti, sembravamo alieni in un mondo di anziani in costume da bagno che, come se non fosse gennaio, entravano ed uscivano dalle vasche con l’aria soddisfatta di chi, in barba a tutto, sta fruendo di un servizio altrove assai costoso.
La mia saggia e spiritosissima amica mi ha consolato dalla delusione di non avere il costume a portata di mano con questo divertente messaggio: “Ci andai anch’io in quel posto lì tanti anni fa e non mi tuffai. Mi sembrò un po’ sporco. Troppa gente. Troppa carne umana. Troppe pipì clandestine rilasciate in modo truffaldino nelle pozze termali. E poi chissà quanti herpes, forfore, micosi, funghi epidermici, cellule morte di psoriasi ed eczemi, frantumi di calli e duroni, nero delle unghie dei piedi e peli pubici svolazzanti si disperdono in quelle acque termali!!!Meno male che non avevi il costume, amica mia“.
E questo catalogo degli orrori mi ha permesso di archiviare con una bella risata la mia insolita esperienza alle terme pubbliche di Viterbo.

Se hai gradito quel che hai letto, regalami un sorriso cliccando “mi piace” sulla mia pagina Facebook.

Nella pagina “I luoghi che ho visto” troverai tutti i luoghi che ho raccontato sul blog.

Precedente Sull'orlo del precipizio di Antonio Manzini (2/16) Successivo Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato di Erica Jong (3/16)