La Torre delle Stelle ad Aielli (AQ)

La torre delle stelle di Aielli, il balcone della Marsica, è una scala verso il cielo. Lì ha sede uno dei centri di osservazione astronomica più interessanti d’Abruzzo.

Per raggiungere la sommità, bisogna issarsi per una scala antincendio che si innalza su antiche mura in rovina, fino ad una porticina anticamente spalancata sul vuoto a metà torre, e da lì proseguire attraverso due piani soppalcati fino alla terrazza.

Non aiuta la nostra stabilità l’effetto scala a chiocciole, dovuto alla circolarità della torre, né la vibrazione leggera impressa ai gradini dal movimento di tante persone.

Squilibra, poi, il buio assoluto trovato in terrazza.

Ci vuole qualche minuto perché gli occhi si abituino all’oscurità e discernano il telescopio, l’astrofilo che sta spiegando, Alessandro Palerma, gli altri appassionati intenti a guardare il cielo, reso nitido dall’assenza di inquinamento luminoso.

La torre delle stelle è l’anello di congiunzione fra le mille luci dei borghi che animano la piana del Fucino e le innumerevoli stelle che brillano nella piana del cielo.

Sarebbe stato un sogno restare lì a identificare stelle e pianeti, ammirarne i colori e le proporzioni con un occhio fisso al telescopio. Lo sarebbe stato se la torre delle stelle, ieri, non fosse stata letteralmente invasa da un’orda di ragazzini (evidentemente orfani perché mai calmati dagli adulti presenti) che con una petulanza indicibile e un disprezzo delle regole da riformatorio hanno portato l’astrofilo sull’orlo di una crisi di nervi e hanno reso molesta l’osservazione a quanti avrebbero voluto solo buio, attenzione e silenzio.

Giove e Saturno visti nel Planetario
Giove e Saturno visti nel Planetario

Telefonini accesi ad offendere ripetutamente gli occhi avvezzi all’oscurità, accapigliamenti davanti al telescopio urtato e disallineato più e più volte, corse a perdifiato per le scale e sui soppalchi, capricci da brivido (straziante la nenia “Saturno, Saturno, Saturno, voglio vedere Saturno” quando il telescopio era puntato sulla stella Arturo e “Arturo, Arturo, Arturo, voglio vedere Arturo” se si parlava di Saturno) hanno avvelenato la prima parte della serata.

WP_20150817_032Al Planetario al piano terra, per fortuna, non sono entrati barbari.

Alessandro Di Berardino, l’astrofilo che si è occupato con passione e competenza di illustrarci le immagini, man mano che comparivano su un soffitto concavo riproducente il cielo, ci ha portato a comprendere quanto piccoli siamo rispetto all’universo. Le proiezioni, davvero suggestive, ci hanno catapultato nello spazio: abbiamo visto pian piano la Terra allontanarsi, gli altri pianeti giganteggiare e poi sparire in un universo in espansione di cui noi occupiamo solo una parte insignificante.

La nostra galassia: il sistema solare è tutto in quel puntino rosso
La nostra galassia: il sistema solare è tutto in quel puntino rosso

Eppure siamo unici: Alessandro ha gettato molta acqua sul fuoco divampato dopo che la NASA ha annunciato l’esistenza di un pianeta gemello. Ci ha spiegato che già altre volte erano stati scoperti luoghi dello spazio in apparenza compatibili con la vita, risultati poi ammassi gassosi su un mare di metano e che, soprattutto, ci sono seri problemi di tempo e di relatività ad impedirci contatti con eventuali alieni.

Rispetto alla storia della Terra la comparsa dell’uomo dura il tempo di un flash. Dove trovare un altro pianeta in cui lo stesso flash si verifichi contemporaneamente al nostro e che riesca a colloquiare con noi sapendo che, tra domanda e risposta, passerebbero circa duemilacinquecento anni, cioè il tempo che la luce impiegherebbe a raggiungere quel pianeta e tornare indietro? Noi non vediamo il pianeta come è oggi, ma come fu ai tempi di Carlo Magno. E se i Franchi avessero inviato un messaggio nel cielo, gli alieni, ricevendolo oggi, risponderebbero agli uomini del Tremilacinquecento, sempre se non ci fossimo estinti prima.

Stiamo contenti, umane genti, al quia: per vedere e per sapere, ci basti raggiungere la torre delle stelle ad Aielli, sempre che genitori dissennati di figli maleducati quel giorno non abbiano avuto la nostra stessa idea.

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