Incontro con Valerio Massimo Manfredi

WP_20150131_015La folta chioma bianca di Valerio Massimo Manfredi spiccava attraverso il recinto di teste che la circondava. Mi sono avvicinata anch’io al gruppetto che, ai piedi della scalinata monumentale del palazzo della Provincia di Pescara, accompagnava l’illustre ospite.

“Ben arrivato!” gli ho detto violentando la mia timidezza.

“Grazie”, mi ha risposto gentile, stringendomi la mano tra le sue, inaspettatamente morbide e curate.

Siamo stati indirizzati subito alla Sala dei Marmi, dove, alle 17.30 del 31 gennaio 2015, si è tenuta la conferenza su Dionigi il Vecchio. A richiamare la numerosa platea non è stato tanto l’argomento piuttosto di nicchia quanto la presenza stessa di Valerio Massimo Manfredi, noto ai più per i suoi romanzi storici di qualità e per i documentari da lui curati per LA7.WP_20150131_004

Per l’occasione Manfredi ha svestito i panni dello scrittore di successo per indossare quelli, più paludati, di storico dell’antichità, perdendo in incisività quel che ha guadagnato in precisione accademica.

Sentendolo parlare di Dionigi di Siracusa, invano ho cercato punti di contatto con il brio del romanzo Il tiranno con cui, una decina di anni fa, aveva dato dignità letteraria ad un gigante della storia antica.

La figura del più grande tiranno della Magna Grecia, così vivida fra le pagine del romanzo, è stata qui opacizzata da un’esagerazione di dati, rimandi e citazioni e da un linguaggio troppo tecnico, che, abbondando di grecismi e incisi, ha reso difficile la comprensione per i non addetti ai lavori.

Io stessa, che in altre occasioni avrei fatto carte false per assistere a una lectio magistralis così attenta, avrei preferito applaudire la verve del narratore, non l’accuratezza dello storico.

L’ambiente, certo, non lasciava indulgere a voli pindarici: l’incontro era moderato con competenza e abilità da Marco Presutti, dottore di ricerca in storia antica e grande esperto del mondo classico, e compartecipato da Lorenzo Braccesi, presidente degli Studi Adriatici, che, a conclusione dell’excursus biografico curato da Manfredi, ha esposto, con grande sfoggio di fonti, le sue teorie su un’espansione di Dionigi nell’area adriatica.

Valerio Massimo Manfredi, Marco Presutti e Lorenzo Braccesi
Valerio Massimo Manfredi, Marco Presutti e Lorenzo Braccesi

Al momento del commiato, però, Presutti ha avuto il guizzo di proporre a Valerio Massimo Manfredi la lettura di una pagina a sua scelta de Il tiranno. Davanti all’ultimo atto del suo romanzo, in cui si racconta la morte troppo ordinaria di un uomo straordinario, Manfredi ha ritrovato il piglio che gli conosciamo e la sua voce, prima monocorde, si è animata in piena empatia con i palpiti del personaggio.

Non vorrei cadere nell’errore dei conferenzieri ed aprire qui una parentesi su Dionigi il Vecchio che interesserebbe pochi dei miei pochissimi lettori : per avere un’idea dell’importanza dell’antico tiranno basti pensare che Alessandro Magno, assediando Alicarnasso, fece carte false per procurarsi un solo libro.

Era quello, oggi smarrito, in cui Filisto di Siracusa spiegava le dinamiche attraverso cui Dionigi il Grande consolidò il suo potere.

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